Attrezzati

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La parola del titolo è un participio passato e non un imperativo. E descrive lo stato di chi scrive stamattina, dopo essere stato a passeggiare (il minimo ovviamente) con Chicca alle 8 mentre fuori la temperatura si aggirava intorno ai … Continua a leggere

Macchine d’artista

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Ho atteso un po’ prima di scrivere questo post. Ho lasciato che le emozioni suscitate dalla nostra visita a Magliano si sedimentassero, per cercare di essere più razionale e meno impressionista. Non so se è servito ma adesso sto qui … Continua a leggere

Quella sera a teatro

Una delle più felici (sere) di mia vita. Così scriveva nonna Maria nel 1912. In questo vecchio post del blog sulla mia famiglia ho provato a immaginare il perché…

vado alla guerra

Mi sono sempre chiesto (beh, forse “sempre” è un’esagerazione; diciamo che me lo sono chiesto spesso) quando e come Maria e Adriano si conobbero, quando si promisero amore l’un l’altro.

Lei, milanese e cosmopolita, brillante e poliglotta (parlava correntemente quattro lingue) era figlia di stranieri e aveva parenti in mezza Europa, presso alcuni dei quali trascorse lunghi periodi, attorno ai vent’anni.

Lui, ligure di Savona, probabilmente seguì il padre nei suoi vari spostamenti per lavoro in Italia. Dai 12 ai 19 anni sicuramente era a Roma, dove conobbe Enrico di cui fu compagno di classe al ginnasio (nell’istituto Umberto I) e al liceo (al Nazareno)

Poi studiò legge, probabilmente iniziò alla Sapienza, sempre con Enrico, per poi passare a Siena, dove il padre dirigeva la filiale della Banca d’Italia. Sicuramente si laureò in giurisprudenza e poi fece l’avvocato, ma non so in quale foro esercitasse.

Difficile dire, dunque, dove…

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