Frasi

«Dovessero cambiare le cose – e succederà presto, perché peggioro ogni giorno di più – e verranno per rinchiudermi in uno di quegli ospizi, tu mi dai in mano il mio fucile, carico, e mi spieghi come usarlo, qualora non ricordassi più neanche quello. Poi mi baci – baciami due volte, mi raccomando – e vai via. Sarà come la stagione delle piogge in Massachussetts: doloroso, ma necessario». John a Ella, in Ella & John di Paolo Virzì

«Let me ask you one thing. Do you think – after we’ve dried off, after we’ve spent lots more time together – you might agree not to marry me? And do you think not being married to me might maybe be something you could consider doing for the rest of your life?…Do you ?»
Charles a Carrie nel finale di Four weddings and a funeral di Mike Newell (scritto da Richard Curtis). E Carrie risponde a Charles, come in ogni “non matrimonio” che si rispetti: «I do».

“Mio padre era come Dio: occupato altrove”. Gary Oldman nei panni di Winston Churchill, in Darkest hour, di Joe Wright, 2017.

“A volte la distanza minore tra due punti, signor commissario, è una curva, ma la strada più veloce per il rispetto è sempre la distanza”. Cleonte Roupakidis, professore emerito di Economia, al commissario Kostas Charitos, in L’università del crimine, di Petros Markaris, La nave di Teseo, 2018, pagina 269.

“La speranza è solo una delusione che aspetta di essere scoperta”. Il maestro di arti marziali di Sun Bak, in Sense8, stagione 2 episodio 5, “La paura non ha mai risolto niente”.

“La vita è un’enorme trappola fatta di tante piccole trappole. Se ascolti attentamente, qualche volta riesci a sentirle chiudersi con uno scatto”. L’ospite coreana di Sun Bak fuggita dal carcere, in Sense8, stagione 2 episodio 3, “Mutualismo”.

“All’angolo con plaza de Guipúzcoa c’era il castagnaro. Una dozzina, 2,5 euro. Mentre pagava, battevano le otto al carillon della Diputaciòn. E Xabier, con il gradevole calore del cartoccio tra i palmi delle mani, si sedette su una panchina della piazza, sotto la luna calante che si scorgeva attraverso i rami senza foglie di un albero. Sbucciò facilmente la prima castagna. Buonissima. Al punto giusto, né dura né bruciata. E il piacevole calore che gli si sparse nella bocca addensava il vapore del suo respiro. Anche la seconda castagna, molto buona. Troppo buona. Si alzò in piedi. Rovesciò il cartoccio quasi pieno in un cestino, cosicché le castagne caddero a una a una sui rifiuti accumulati all’interno. Poi prese a camminare verso l’Avenida, confuso tra la gente.” Xabier, figlio di una vittima dell’Eta, e l’impossibilità di essere felice, in Patria, di Fernando Aramburu, Guanda 2017, pagina 546

“Non è una debolezza ammettere la complessità. Non è una ritirata fare un passo indietro. Non aveva torto a invidiare quegli uomini che gemevano sui loro tappetini da preghiera alla Cupola della Roccia, ma magari aveva torto a vedere riflesso nella loro devozione il proprio pallore esistenziale. L’agnosticismo non è meno devoto del fondamentalismo, e forse aveva distrutto quello che amava per la sua incapacità di vedere la perfezione dell’abbastanza”. Pensieri di Jacob Bloch, in Eccomi di Jonathan Safran Foer, Guanda, 2017, pag. 490

“Imbrattai di colpo la carta dei giorni triti,
spruzzandovi colore da un bicchiere;
su un piatto di gelatina mostrai
gli zigomi sghembi dell’oceano.
Sulla squama d’un pesce di latta
lessi gli inviti di nuove labbra.
Ma voi
potreste
suonare un notturno
su un flauto di grondaie?”
Vladimir Majakovskij, Opere, volume 1, Editori Riuniti, 1972, pagina 10

“Bisogna smontare tutto, comprendere tutto e poi rimontarlo”. Rinaldo Alessandrini nel dvd che accompagna i cd con i Concerti Brandeburghesi di Johann Sebastian Bach

“L’imbarazzo è la peperonata delle emozioni… Si ripresenta sempre”. Jacob Bloch alla moglie Julia, in Eccomi di Jonathan Safran Foer, Guanda, 2017, pag. 369

“Mi chiedo anche perché il paradiso sembra così noioso. C’è amore in paradiso, ma ci sarà passione? Dobbiamo davvero andar vestiti con quelle lunghe tuniche e  stare a piedi nudi? Possibile che non ci sia permesso di portare i tacchi alti? Ho sempre invidiato le donne che indossano i tacchi alti. Vorrei passare i primi mille anni in paradiso a ballare il tango.” La voce di Tatiana Petrovna in un nastro registrato, in Tatiana di Martin Cruz Smith, Mondadori, 2015, pag. 107

“È come il vecchio adagio dell’albero che cade nella foresta. Che rumore fa se non c’è nessuno a sentirlo?”
“E se ti cade addosso?”.Victor Orlov ad Arkady Renko, in Tatiana di Martin Cruz Smith, Mondadori, 2015, pag. 52

“Certe volte in montagna in inverno ho l’impressione che il sentirmi libero non sia uno stato d’animo, ma qualcosa che va oltre la mente. È una sensazione sfuggente che certe volte raggiungo  e che però non riesco ad afferrare e ad analizzare. Appena la avverto, scappa via. È una condizione così strana , non sarei in grado di descriverla bene a parole. È inafferrabile. È la libertà assoluta, io credo. È qualcosa che sento ed è probabilmente la ragione che mi spinge a tornare qui, ogni volta.” Tomas Mackiewicz, scalatore, in una lettera a un amico citata da Umberto Isman su La Repubblica del 29 gennaio 2018

“Dio, nella sua infinita saggezza, non si è disturbato a creare due dimore – il paradiso e l’inferno. Sono lo stesso posto, e il paradiso è dove ottieni tutto quello che vuoi, e trovi mamma e papà e i tuoi migliori amici, e vi abbracciate tutti e vi baciate e suonate l’arpa. L’inferno è lo stesso posto – niente fuoco, niente zolfo – ma tutti passano senza vederti. Non c’è niente, nessuno ti riconosce. Tu gli fai segno, «sono io, tuo padre», ma sei invisibile. Sei su una nuvola, e hai la tua arpa, ma non puoi suonare con nessuno perché non ti vedono. Quello è l’inferno.” Keith Richards, Life, UE Feltrinelli, 2014 (2010), pag. 400.

“Aunque ¿para qué otra cosa sirven la memoria y las palabras sino para embellecer los hechos del pasado?” Così dice Gonzalo de Cordoba, il protagonista di Madrid, 1605, di  Eloy M.Cebrián e Francisco Mendoza, Algaida Editores, 2012, Kindle edition.

“È la vita, Isa, molti tradiscono, ma che fa, la vita è così. O la compri – non so se mi spiego – cioè la compri tutta: cose belle, brutte, fedeltà, tradimento, oppure non la vuoi. Intendo che se ti metti sempre a cercare di prendere-comprare solo il buono – nel grande pacco che la sorte ti offre – non afferri più niente: mi sono spiegato? La vita non si lascia scegliere da chi compra solo i pezzetti buoni: o la prendi così com’è o non vivi. Io adesso ho avuto una delusione, ma che fa, i polmoni mi si gonfiano d’orgoglio, perché anche questa delusione è vita!.” Cesare Zavattini, da una recensione sul blog Sulromanzo di un libro di Goliarda Sapienza, alla quale a sua volta l’aveva raccontata Isa Miranda (l’indirizzo è il seguente http://www.sulromanzo.it/blog/un-ritratto-molto-particolare-di-cesare-zavattini-e-il-suo-rapporto-con-la-madre)

“Ma, come in tutte le cose, se vuoi arrivare in alto devi partire dal basso. Come nella gestione di un bordello.” Keith Richards, Life, UE Feltrinelli, 2014 (2010), pag. 62.

Muchos años después, frente al pelotón de fusilamiento, el coronel Aureliano Buendía había de recordar aquella tarde remota en que su padre lo llevó a conocer el hielo. Macondo era entonces una aldea de 20 casas de barro y cañabrava construidas a la orilla de un río de aguas diáfanas que se precipitaban por un lecho de piedras pulidas, blancas y enormes como huevos prehistóricos. El mundo era tan reciente, que muchas cosas carecían de nombre, y para mencionarlas había que señalarlas con el dedo. Gabriel Garcìa Màrquez, Cien años de soledad, Editorial Argos Vergara, 1975-79, pag. 7

Sin embargo, antes de llegar al verso final ya había comprendido que no saldría jamás de ese cuarto, pues estaba previsto que la ciudad de los espejos (o los espejismos) sería arrasada por el viento y desterrada de la memoria de los hombres en el instante en que Aureliano Babilonio acabara de descifrar los pergaminos, y que todo lo escrito en ellos era irrepetible desde siempre y para siempre, porque las estirpes condenadas a cien años de soledad no tenian una segunda oportunidad sobre la tierra. Gabriel Garcìa Màrquez, Cien años de soledad, Editorial Argos Vergara, 1975-79, pag. 334

“Forse Dio si vergogna talmente di noi, di qualcosa che abbiamo fatto, che vorrebbe egli stesso dimenticare. E come ha detto a Ivor lo straniero, se Dio non vuole ricordare, non sorprende di certo che non ci riusciamo noi.” Beatrice ad Axl, a proposito della nebbia che induce l’oblio, in Il gigante sepolto, di Kazuo Ishiguro, Einaudi 2015, pag 75

“Era facile essere invisibile: bastava smettere di guardare gli altri.” L’eta di mezzo, di Joyce Carol Oates, Mondadori 2015, pag 592

“Ero una pessima ubriaca, tra l’altro, del tipo peggiore, come sette terribili nani mescolati insieme e e ficcati in una giacca di pelle e in un paio di jeans neri e attillati: sbraitolo, zuffolo, sciattolo, sozzolo, biecolo, piagnucolo e arrapatolo.” Mike Houlihan, detective, in Il treno della notte, di Martin Amis, Einaudi 1997-98, pagina 32-33

Anch’io rifletto con i piedi. Per forza, non faccio che consumare le strade. Le idee che forgi con i piedi e che risalgono alla testa ti riconfortano e ti stimolano, quelle che scendono dalla testa ai piedi ti appesantiscono e ti scoraggiano. Nader, il mulattiere, in Col fucile del console d’Inghilterra, di Amin Maalouf, Bompiani, 1994-99

A primavera, se l’acqua del fiume è calda o fredda, lo sa unicamente l’anatra che ci nuota dentro. Su Dongpo, citato in Il poliziotto di Shangai di Qiu Xiaolong, Marsilio, 2017, pagina 217

Il momento in cui nel dipinto / un uomo apre la porta / sulle montagne, e la porta / apre l’uomo al dipinto. Poesia cinese d’epoca imprecisata, in Il poliziotto di Shangai, di Qiu Xiaolong, Marsilio, 2017, pagina 40

Either you care, or you don’t. Stanley Kubrick a Emilio D’Alessandro, in Stanley Kubrick e me, Il Saggiatore, 2012

(…) il passato quando è passato non c’è più, il presente svanisce subito e poi non c’è più nemmeno lui, resta vero ed è vero solo quello che si ricorda, e si ricorda perché si vuol ricordare, e si vuol ricordare perché si ama.
Franco Cardini, Samarcanda,  Il Mulino, 2016, pagina 61

All the people down there believe the Wall was dividing the world, that the East and West were separating people between Us and Them. But the real division, the only one that has ever mattered, was never horizontal. It’s vertical.
Volker, guardando a Berlino la gente che festeggia il Capodanno, in Sense8, The Christmas episode,  dicembre 2016

… Desidererei di poter smettere una buona volta di considerare il gulasch la quintessenza del male!
Johannes Brahms, costretto alla dieta, in “Premiata agenzia turistica Johannes Brahms & Co.”, di Franco Onorati, a sua volta in Strenna dei Romanisti, 2005, pag. 511

Altri ancora dubitavano, perché le cose felici non si ripetono (e invece si ripetono e non si ripetono: non c’è una regola)
Goffredo Parise, in “Amicizia”,  Sillabari, Adelphi, pag. 34

E del resto che cos’è la memoria se non la rappresentazione di quello che eravamo o volevamo essere? La memoria è la trasfigurazione dei nostri sogni, dei desideri e delle nostre paure.
Wlodek Goldkorn, in Il bambino nella neve, Feltrinelli, pagina 131

La colpa è il presente di chi guarda al passato.
Capheus, in Sense8, Serie 1 episodio 10

Ho sempre avuto – e ce l’ho ancora – la tendenza a semplificare il mondo in una serie di belle opposizioni nette, ai margini delle quali posso mettermi a cazzeggiare. È quando le cose cominciano a farsi più astratte e vaghe che per me cominciano i problemi.
Terry Gilliam, in Gilliamesque, Big Sur, pagina 20

Questa cosa mi uccide: ho sempre desiderato delle cicatrici, ma non ne ho, punto e basta. In effetti forse è per questo che mi sono dovuto mettere a fare film: per procurarmi quelle profonde ferite emotive e spirituali che la mia infanzia così straordinariamente serena mi aveva negato con tanta crudeltà.
Terry Gilliam, in Gilliamesque, Big Sur, pagina 22

Nessuna nostalgia è così forte da non poter essere sostituita dalla memoria.
Rossana Rossanda, intervistata da La Repubblica, 1 febbraio 2015

If any of you cry at my funeral
I’ll never speak to you again
Stan Laurel

Quarant’anni, ormai, sempre con la stessa faccia, e ancora una parte di me si aspettava di vedere l’altro tizio nello specchio.
Nic Pizzolatto, in Galveston, Mondadori, pagina 99

Se il bene comune è raccontare storielle, allora non è un bene per nessuno.
Rust Cohle, in True detective, episodio 3

Ogni volta che facciamo finta di niente muore un pezzo di mondo.
Giorgio Fontana, in Per legge superiore, Sellerio, 2011, pagina 236

Ed era così il tempo, pensava, un luogo dove c’è qualcuno che aspetta con ansia qualcun altro che non arriva.
Alberto Ongaro, in Athos, Piemme 2014, pagina 32

Poche cose, ma nulla in fondo manca.
Se pensi, puoi contarle sulle dita
quelle che servono a fare una vita

Mah, più che bella… la mia vita è stata un’odissea. Sempre qua, là, in giro per il mondo. Un bel giorno me ne andai a Genova, perché avevo optato per il mare… e là, mi imbarcai su un cargo battente bandiera liberiana…Feci due volte il giro del mondo e non riuscii mai a capire che cazzo trasportasse quella nave, ma forse un giorno lo capii: droga!
Carlo Verdone (nel ruolo di Sergio Benvenuti, che finge di essere Manuel Fantoni), in Borotalco

Yvonne, then, was the exotic and the sunlit when I could easily have had a boyhood of stern and dutiful English gray. She was the cream in the coffee, the gin in the Campari, the offer of wine or champagne instead of beer, the laugh in the face of bores and purse-mouths and skinflints, the insurance against bigots and prudes. Her defeat and despair were also mine for a long time, but I have reason to know that she wanted me to withstand the woe, and when I once heard myself telling someone that she had allowed me “a second identity” I quickly checked myself and thought, no, perhaps with luck she had represented my first and truest one.
Christopher Hitchens, in Hitch 22: a memoir, Atlantic Books, 2010, Kindle edition. First Chapter: Yvonne

Da giovani ci si convince troppo facilmente delle idee altrui e da vecchi ci si convince troppo rapidamente delle proprie. Quando tutto ti sembra subito chiaro stai attento, perché è probabile che tu sia già rincoglionito
Francesco Pecoraro, in La vita in tempo di pace, Ponte alle Grazie, Milano 2013, pagina 28

Conosco tutta la stiracchieria di una tal deduzione senza avere il coraggio di discrederne la possibilità
Giuseppe Antonio Guattani, in Monumenti Sabini, tomo terzo, Puccinelli, Roma 1832, pagina 308

«Credevo che ci tenesse molto alla verità.»
«E ci tengo, ma una virtù portata all’estremo è un vizio. Se uno non capisce che ci sono cose più importanti della verità, non capisce quanto è importante la verità.»
Javier Cercas, in Le leggi della frontiera, Guanda 2013, pagina 349

«C’è sempre una perdita di significato / in ciò che diciamo o non diciamo / ma anche un significato / nella perdita di significato».
Qiu Xiaolong, in La ragazza che danzava per Mao, farfalle Marsilio 2012, pagina 215

«La memoria è un mostro: noi dimentichiamo, lei no. Archivia tutto: custodisce i ricordi o ce li tiene nascosti, e quando ce li riporta alla mente lo fa con una volontà separata dalla nostra. Crediamo di possedere una memoria, ma è lei a possedere noi!».
John Irving, in In una sola persona, Rizzoli 2012, pagina 345

“No, François, vi ho detto di no. Vedete, François: il matrimonio è un errore delizioso che due persone commettono insieme. Ma con voi, François, sarebbe un errore e basta.”
Madame Mariette Colet (Kay Francis) a François Filiba (Edward Everett Horton) in Mancia competente (Trouble in Paradise) di Ernst Lubitsch (1932)

“Perché, come disse qualcuno una volta, alla fine andrà tutto bene. E se non andasse ancora bene, allora, credetemi, significa che non è ancora arrivata la fine”.
La voce narrante alla fine del film Marigold Hotel

“…quando fu vicina all’orgasmo gridò sedici volte il nome di un altro. Io per ritardare l’eiaculazione mi ero concentrato a contarle. Un attimo dopo eravamo già addormentati”.
Murakami Haruki, in Norwegian wood, farfalle Marsilio, 2006/1987, pagina 112

“Una delle libertà dell’invecchiare è che non si è obbligati a provare antipatia per qualcuno solo perché non gli piacciamo”.
Julian Fellowes, in Snob, Beat, 2011 (Neri Pozza 2005), pagina 325

“I figli esistono per dare una mano ai genitori in tarda età; è questo il loro unico scopo”.
Iain Pears, in Il sogno di Scipione, Longanesi, 2002, pagina 69

“La vita non racconta storie. La vita è caotica, fluida, casuale; lascia aperti un’infinità di finali, disordinatamente. Gli scrittori possono estrarre una storia dalla vita solo tramite una selezione rigorosa e attenta, il che vuol dire con una falsificazione. raccontare storie, in realtà, è raccontare menzogne”.
B.S. Johnson, citato da Jonathan Coe, in Come un furioso elefante. La vita di B.S. Johnson in 160 frammenti, Feltrinelli, 2011, pagina 29

– Posso dirti una cosa? – disse poi in un tono estremamente calmo. – Come sai anche tu, questo è un mondo violento che odora di sangue. Se non si è più che forti non si sopravvive. Allo stesso tempo è molto importante stare in silenzio con le orecchie tese per non lasciarsi sfuggire il minimo rumore. Le buone notizie di solito vengono riferite a bassa voce. Ricordatelo, per favore.
La donna che una volta si era chiamata Creta a Okada Toru, in L’uccello che girava le Viti del Mondo, di Murakami Haruki, Einaudi, 2007-1997, pagina 462

I ricordi e i pensieri invecchiano, proprio come le persone. Ma ci sono pensieri che non invecchiano mai. Ricordi che non sbiadiscono.
Il tenente Mamiya a Okada Toru, in L’uccello che girava le Viti del Mondo, di Murakami Haruki, Einaudi, 2007-1997, pagina 275

Se si potesse giudicare un popolo da quel che mangia, cosa che io ritengo possibilissima, vi direi che i tedeschi, con il gesso che sono abituati a masticare, mi fanno paura.
Nero Wolfe ad Amadeo Bordiga in Un’avventura di Amadeo Bordiga di Diego Gabutti, Longanesi, 1982

Non può essere che ci separiamo così, prima di esserci incontrati
da “Manoscritto trovato in una tasca”, in Ottaedro, di Julio Cortàzar

Seguo la via che mi mostra la Provvidenza con la sicurezza di un sonnambulo
frase attribuita ad Adolf Hitler nell’esergo de I sonnambuli di Paul Grossman

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