Freundschaft

Herbert Marshall e la fantastica Kay Francis in Trouble in Paradise

Se qualcuno mi chiede qual è il periodo che preferisco nella storia del cinema o qual è il regista e il film che amo di più, ho pochi dubbi.

Tre volte su quattro rispondo, nell’ordine, gli anni Trenta, Ernst Lubitsch e Trouble in Paradise (Mancia competente) la commedia realizzata dal suddetto nell’anno di grazia 1932, scritta con Samson Raphaelson e interpretata da Miriam Hopkins, Kay Francis ed Herbert Marshall.

Samson Raphaelson

Ho ritrovato (in realtà me l’ha ridato mia nipote Giulia alla quale l’avevo prestato, e me n’ero dimenticato) L’ultimo tocco di Lubitsch, un libriccino della Piccola Biblioteca Adelphi, scritto da Samson Raphaelson, che con Lubitsch scrisse altri 8 film  (oltre a Trouble in Paradise) e che per questo è passato alla storia, anche se ha scritto commedie, racconti e romanzi ai quali teneva molto di più che al suo lavoro hollywoodiano con E. L. Nel libriccino ci sono due racconti. Il primo, Freundschaft appunto (scritto nel 1981, a 85 anni), rievoca la sua strana amicizia con il regista, il loro lavoro assieme e, soprattutto, un episodio che sembra tratto pari pari da un film della coppia.

Ernst Lubitsch

Quando E.L. ebbe nel 1943 un primo, pesante infarto, chiesero a S.R. di scrivere un suo ricordo dell’amico. Lubitsch poi sopravvisse all’attacco di cuore e il “coccodrillo” passò nel dimenticatoio. Quattro anni dopo regista e scrittore lavorarono per l’ultima volta assieme per preparare The lady in Ermine:  al momento di salutarsi quel “ricordo” saltò fuori e i due, in uno strano gioco delle parti, provarono a lavorarci come se si trattasse di una scena di un film. Di più non dico (e forse ho detto troppo) ma sono 45 pagine godibilissime, specchio di un mondo che non c’è più, e molto più profonde di quanto non appaia a prima vista.

Lubitsch sul set con Greta Garbo per Ninotchka

Un pensiero su “Freundschaft

  1. L’ha ripubblicato su enricogalantinie ha commentato:

    Per uno come me, che cambia idea senza sentirsi in colpa – non so chi disse che “solo i cretini non cambiano idea”, e io concordo – è un piacere ripubblicare questo post confermando la mia totale adesione, otto anni dopo, a quello che scrivevo nel 2012, proprio il 18 giugno

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