Strani incontri sotto la luna piena

Un altro racconto pensato per la raccolta Allo sfascio. Qui si parla di un Defender, due caramba e tre sfigati

La grossa auto con il piccolo rimorchio procedeva a velocità limitata lungo la strada del canale. Definirla strada era un eufemismo: poco più larga di una macchina e piena di buche, era frequentata solo da pescatori e nemmeno sempre. Gianni che era alla guida del Defender l’aveva presa per percorrere in sicurezza gli ultimi chilometri prima di arrivare a casa di Lino, uno dei suoi due compagni di quella notte brava (l’altro era Mino). 

L’avevano rubato, il Defender, nell’ultima casa in cui erano entrati. Stava nel giardino e sembrava dire prendetemi. Non avevano dovuto neanche forzarlo: era aperto, con la chiave nascosta (si fa per dire) sul parasole. Avevano caricato sul rimorchio le loro biciclette e le due sacche che avevano portato fin lì, con quello che avevano preso dalle altre due case, e avevano deciso che la notte era finita. E invece no.

Sulla strada, qualche centinaio di metri più avanti, una macchina dei Carabinieri bloccava il passo. La luna piena illuminava a giorno la scena. Lino e Mino dissero all’unisono – Cazzo, e adesso che facciamo? Gianni pensò freneticamente e poi disse – Acceleriamo e quando ve lo dico io saltiamo dalla macchina. Se ci va bene, il botto li frastornerà e prima che se ne rendano conto possiamo essere già lontani. 

Al via di Gianni, Lino che stava davanti aprì la portiera e volò giù nel fosso ma si fece molto male a una spalla e restò a terra ululando di dolore. Gianni dopo aver messo in folle si buttò fuori ma nel farlo mosse inavvertitamente il volante: il Defender girò inesorabilmente verso il canale e il rimorchio lo travolse buttandolo sul pendio e frantumandogli un malleolo. Mino, che stava dietro, perse l’attimo, finì nel canale con tutto il Suv e pensò – Ecco che muoio affogato in un canale, che morte del cazzo porca puttana…

L’appuntato Vacca (uomo) e il brigadiere Rosso (donna) che nell’auto di servizio stavano muovendo con intensità le mani ciascuno/a nella patta dell’altra/o cercando di darsi reciproco piacere dopo una giornata assai noiosa sentirono all’improvviso un gran frastuono e, ricompostisi alla bell’e meglio, si trovarono di fronte a una scena inconsueta: un grosso Suv con rimorchio carico di biciclette sommerso a metà nel canale, che per la siccità di quel mese d’agosto era assai più basso del solito, con dentro un ragazzo visibilmente sconvolto che chiedeva aiuto, Sto affogando, gemeva; sull’alzaia un altro giovane si contorceva per terra tenendosi un piede e bestemmiando a più non posso; avvicinandosi videro un altro ragazzo, nel fosso, che sacramentava anche lui, ma a voce più bassa, cercando di non farsi notare. 

L’appuntato Vacca e il brigadiere Rosso, sfoderate le armi e il cipiglio, chiesero – in realtà urlarono – a quegli sfigati chi fossero e che cosa fosse tutto quel casino. Guardandosi poi un istante l’un l’altra, quello che si chiesero i loro occhi fu perché diavolo mai quei balordi avessero preso proprio quella strada e proprio quella sera: il loro turno sarebbe finito di lì a sei ore, ma di finire quello che avevano appena cominciato ormai non se ne parlava proprio…

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