La sindrome dello zio dell’elettricista

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Ne avevo accennato più di tre anni fa in un post di buoni propositi all’inizio dell’anno. Come tentazione da fuggire… E invece mi sento sempre più vicino alla sindrome che l’elettricista che fece l’impianto elettrico nella ristrutturazione di casa undici anni … Continua a leggere

Acqua da mordere

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Ecco Orsetta quando, a metà passeggiata, fa il bagno nel Farfa. Guardandosi bene dal nuotare, beve azzannando l’acqua. Lì accanto, di solito, c’è anche Chicca, che si guarda bene dal nuotare anche lei e si spinge nella corrente solo quanto … Continua a leggere

Lacrime trattenute (ma non troppo) a Caracalla

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Un paio di settimane fa siamo andati a vedere la Boheme a Caracalla. Con tutti i limiti dell’opera nelle Terme, uno spettacolo accettabile: del resto basta lasciarsi andare e ci pensa Puccini a coinvolgerti… Ma non ci si può lasciare … Continua a leggere

L’insalata “del Capitano”

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Siamo invasi dai pomodori. Datterino, ciliegino, cornetto, pera, cuore di bue, bistecca… E magari qualche altro tipo ancora. Un po’ a sorpresa (non ricordavo di averne comprati) ho scoperto anche sei piante di pomodori gialli, pieni di frutti: sugosi, dolci, carnosi. … Continua a leggere

Hopperiana

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In Sabina niente “falchi della notte”, niente bar pieni di solitudini. Ma da fuori, rientrando dopo la discesa in campo “ad mingendum” con Chicca, compresa di solita pantomima (“ecco, mo’ ho fatto, sei contento?”), dietro il vetro della stanza illuminata si … Continua a leggere

Montopoli Giamaica

Tra un po’ salgo in piscina. Per fare i miei consueti esercizi e rinfrescarmi un po’. Anche se ieri pomeriggio il termometro che instancabilmente fa il giro lungo i bordi segnava un’anticchia sopra i 30 gradi, la temperatura che tanti anni fa un cantante giamaicano mi disse costante nelle acque della sua terra.

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Sia come sia, anche se ieri si leggeva della Pellegrini che si lamentava dell’acqua troppo calda della piscina in cui si allenava (per l’appunto a 30 gradi), per me che non lavoravo (cioè, sì, lavoravo, ma senza scopi agonistici) quei 30 gradi erano sì, forse un filino eccessivi, ma di quegli eccessi che proprio non dispiacciono. Tanto fuori di gradi ce n’erano ancora 33-34 e quindi in acqua ci si rinfrescava comunque.

Ieri pomeriggio, niente cane (plurale di cana) a tenermi compagnia. C’era invece Sparaciu,

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spaparanzato su un lettino, a guardare (in realtà le ignorava bellamente) le mie evoluzioni nell’acqua.