La sindrome dello zio dell’elettricista

Ne avevo accennato più di tre anni fa in un post di buoni propositi all’inizio dell’anno. Come tentazione da fuggire…

E invece mi sento sempre più vicino alla sindrome che l’elettricista che fece l’impianto elettrico nella ristrutturazione di casa undici anni orsono aveva lucidamente preannunciato per me. Non capacitandosi del fatto che uno che viveva a Roma scegliesse di andarsene dalla metropoli e venire a vivere in campagna, lui, che era di Poggio Catino ma aveva ambizioni cosmopolite (e portava un curioso cappello simile a quello che il mio direttore di allora mi portò in regalo di ritorno da un suo viaggio a Samarcanda) mi diceva che avrei fatto la fine di suo zio. Questo, costruitosi una villa al paese suo, vi si era poi praticamente murato dentro.

sindrome2

Probabilmente non finirò così, lo so. Amo la nostra casa e la terra che la circonda. E ci sto davvero bene, anche se ovviamente non mi basta. Ma la tentazione di chiudermi qui, di non uscire più in un mondo che capisco (e mi piace) sempre meno, è forte, davvero forte. Ho troppi libri ancora da leggere, dischi e cd da sentire, film e serie televisive da vedere. Perché sprecare tempo là fuori quando qui dentro mi sento protetto e sto così bene?

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