Il mio primo orto

Stamattina ho finito di preparare il mio primo orto. Piccolo, storto, in ritardo, ma mio. In tutti questi anni c’è sempre stato qualcun altro che lo faceva (e io poi gli stavo dietro). Questa primavera avevamo soprasseduto a farlo, quello estivo, per via dell’operazione,del Covid e di tutto quello che ne è conseguito. Ma adesso ho voluto provare a fare il mio orticello invernale, con poche cose: un po’ di biete, qualche broccoletto all’olio, la minestra napoletana e quella di natale: manca solo il cavolo nero ma lo aggiungerò presto.

Presto ché è tardi: sono partito circa due mesi dopo – e forse questo vorrà dire che le piante ‘gna faranno (ma se gliela faranno, in primavera avrò quelle meravigliose infiorescenze così buone da mangiare). Io comunque ci ho provato. Ho zappato tutto a mano, rastrellato il terreno, tolto sassi, erbacce e quadrelli nei limiti del (mio) possibile; stamattina ho messo a dimora una quarantina di piantine (facendomi un culo discreto) e adesso aspetto, pronto a dare acqua , se e quando servirà, e a togliere le nuove erbacce.

Mi sa che la prossima primavera chiederò all’amico Bruno (che ha l’orto più bello di Montopoli) se mi imposta quello estivo, così lo seguo e imparo dal numero uno. È vero, il proverbio dice che “l’orto vole l’omo morto”, ma mica dice che lo vuole subito; e poi di qualcosa bisognerà pur morire, no?

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