Due Marziani in un post

cavialeQuando ho finito di leggere l’epilogo del romanzo La signora del caviale di Michele Marziani, tredici intensissime pagine nelle quali la vicenda narrata nelle duecento  precedenti, in sé conclusa con la fine della guerra, riprende fiato, scioglie alcuni nodi e illumina di nuovi significati cose avvenute prima, mi ci è voluto un po’ per tornare alla realtà. L’ho riletto, per gustare la qualità della scrittura che avevo un po’ trascurato, preso com’ero a “leggere per sapere come andava a finire” (Jillsy Sloper docet). L’ho ruminato un bel po’. Ho riflettuto sul rapporto tra la vita vissuta da ragazzino e quella da uomo: la prima fissata (e dilatata) dal ricordo (che un po’ anche crea), immutabile a distanza di decenni eppure sempre diversa; la seconda che scorre e corre inesorabile e così arrivi ai sessanta e corri verso i settanta che manco te ne sei accorto, che è passato tutto questo tempo.

Ma che bel libro, e che bella storia, che illumina pezzi di un passato sconosciuto ai più: chi lo sapeva che un tempo c’erano gli storioni nel Po? E che anche da noi si faceva il caviale? E su questa realtà di fiume e di golena innesta la vita di persone vere (nel senso che ti sembra di conoscerle) che, dalle parti di Ferrara, incrociano le loro storie con la Storia e ti ci portano così dentro che quando te ne devi staccare ti spiace molto.

oconnorBello, così com’è stato bello leggere (dopo Il suono della solitudine e Umberto Dei, biografia non autorizzata di una bicicletta) un altro romanzo di Michele. E cioè La figlia del partigiano O’Connor. Tutt’altra storia, tutt’altra ambientazione. Il personaggio principale, Pablita O’Connor, italiana nonostante il nome, vive in una valle stretta tra il monte Rosa e il lago d’Orta da cui non s’è mossa praticamente mai in tutta la sua vita. Arrivata all’età della pensione decide di andare sulle tracce del padre, irlandese, partigiano prima in Spagna e poi in Italia, per capire chi era davvero quell’uomo silenzioso con cui è vissuta a lungo (e per capire quindi anche chi è lei…). Da Ventotene a Barcellona, all’Irlanda in cui tutto era cominciato, il viaggio di Pablita è pieno di sorprese, per lei e per il lettore. Un susseguirsi di incontri e di rivelazioni, che non starò qui ovviamente a riferire, in questa che, come al solito, non è una recensione ma un invito, caldo, alla lettura.

Vi saluto condividendo le ultime (quasi) parole del libro (tranquilli, non è uno spoiler). Enjoy your life. It doesn’t last. Ed è una frase che condivido in tutti i sensi.

P.S. I libri sono di qualche anno fa, uno è stato ristampato, ma basta andare dal libraio e ordinarli. Come con Amazon. Solo che così si aiutano le piccole librerie a vivere…

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