Il conte libraio

Ci sono cose che mi emozionano, coincidenze che forse vogliono dire qualcosa, anche se non so mai bene cosa. Come oggi quando, leggendo un articolo di Luigi De Gregori sulla via di S.Ignazio, pubblicato sulla Strenna dei Romanisti del 1944, ho trovato conferma al mio ricordo di un ricordo di mio padre, e un po’ di notizie sulla figura del vecchio signore (che aveva i capelli lunghi bianchi ma non aveva la barba) che vendeva libri accanto alla chiesa di S. Ignazio negli anni 30, ricordato dopo la sua morte da una croce blu sul muro.

conte-imm1Quel vecchio signore si chiamava Giuseppe Angeletti-Rossetti, era nato nel 1851 e morì di polmonite nel 1934 in una corsia dell’Ospedale di Santo Spirito in Sassia, dopo venti lunghi anni passati sulla strada. “Tutti lo chiamavano «conte» – scrive De Gregori – e nessuno pensava di mettere in dubbio l’autenticità del titolo perché una certa distinzione di modi gli era nativa, e si palesava subito a chi gli parlava. Di più, la candida capigliatura da profeta che gli scendeva sulle spalle, gli occhi neri vivissimi, la miseria rassegnata ma sdegnosa di soluzioni avvilenti e una certa fioritura di leggende che attorno a lui s’era diffusa, tutto conferiva ad attirargli l’attenzione e la simpatia dei passanti. E qualcuno s’avvicinava sempre al gramo mucchietto di libri schierati su quella mostra di travertino, più per scambiare due parole con il conte e poterlo tacitamente aiutare che per interesse di bibliofilo”.

conte-imm2De Gregori accenna anche alle “leggende della sua vita anteriore” (e dà indicazioni bibliografiche che potrebbero portare, chissà, a un terzo post prima o poi) e alla croce “turchina” (non troppo dissimile, il colore, dal blu che ricordavo io…) “che subito dopo la sua morte vi si trovò dipinta da una ignota mano pietosa” e ricorda anche come il conte-libraio, nonostante le sue condizioni economiche, avesse fornito un quadro a olio della Madonna per un’edicola che si trovava sulla stessa via di S. Ignazio. Ecco come conclude il suo articolo De Gregori: “«A vostre spese, conte, avete fatto tutto questo?» gli domandavano con meraviglia i clienti che conoscevano bene le sue condizioni. Egli allora non rispondeva, ma si volgeva alla sua Madonna con occhiate ineffabili di compiacenza, e di fierezza mecenatesca”.

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