Quella croce blu sul muro

Questo post è un omaggio a mio padre, alla memoria, ai libri, a una Roma che non c’è più. Nell’ordine che preferite (io preferisco quello che ho scritto qui sopra).

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La strada che vedete qui sopra si trova nel centro di Roma. Si chiama Via di S. Ignazio. L’arco che vedete è quello che unisce la Biblioteca Casanatense (che sta a destra) all’isolato all’interno del quale ci sono la chiesa di S. Ignazio e il Liceo Visconti (ex Collegio Romano dei Gesuiti).

Mio padre Eugenio frequentò il Visconti negli anni trenta. Aveva professori come Carlo Grabher e don Primo Vannutelli, si diplomò nel 1940 – senza esami: l’Italia era appena entrata in guerra – con tutti nove e dieci in greco (potete capire quale problema rappresentasse questo per me e i miei fratelli…). Nella chiesa di S. Ignazio siamo andati tante domeniche a sentire la messa quando eravamo piccoli (ricordo le prediche tornite di padre Maddalena). Ancora adesso, quando posso passo volentieri da quelle parti en touriste: lì in fondo alla strada, a destra, su Via Pie’ di marmo, c’è la libreria Cesaretti con l’amico Saverio: con lui e con suo figlio è sempre piacevole scambiare due chiacchiere. E non manca mai il libro sfizioso da comprare…

Su via di S. Ignazio, lungo la parete del Visconti, dove adesso è pieno di macchine, c’era negli anni 60 (ma mi sembra di ricordarla anche molto più recentemente, sempre più sbiadita, ora non c’è più) una piccola croce dipinta con la vernice blu  sul muro. Mio padre ci raccontava che in quel punto, quando lui andava a scuola, un vecchio signore con la barba e i capelli bianchi aveva un carrettino sul quale comprava e vendeva libri usati. Quando il vecchio morì, per ricordarlo qualcuno tracciò quella croce sul muro. Ne ho parlato con Saverio e anche lui lo ricordava, quel vecchio e la croce blu. Siamo rimasti in due, probabilmente (anche se il mio è il ricordo del ricordo di un’altra persona). Ma se è vero che la Rete conserva tutto, chissà, tra qualche anno qualcuno potrebbe inciampare in questo post e poi, nel tempo, avere il ricordo del ricordo del ricordo. E qui finisco, perché se no…

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