La battaglia della Montagnola secondo Luigi Chierici. Parte terza

Ed eccoci al giorno della battaglia, l’8 agosto. Il racconto è come sempre tratto dal manoscritto di Luigi Chierici conservato alla Biblioteca dell’Archiginnasio di Bologna, e donato da mio nonno Enrico Galantini, con tutte le altre carte che costituiscono il Fondo Luigi Chierici.

Bologna, 8 agosto 1848

«Il popolo freme vieppiù. A mezzo giorno viene esplosa una pistolettata a un ufficiale che entrato nel Caffè degli Stelloni derideva il dipinto tricolore. Questo fu il dado della sfida. In un lampo, chiuse le porte, tranne quella di Galliera da cui entrò la armata teutonica, con due cannoni e un obizzo e s’impossessò della Montagnola. Lo stormo delle campane invita il popolo. La Nazionale, consegnata nei quartieri, non si muove, i carabinieri sono tenuti in Palazzo a forza dal loro colonnello Cortassa. In una parola il mio popolo armato comincia la generosa Battaglia della Montagnola intanto che altro popolo si batte a San Felice e alle Lame. Più tardi arrivano rinforzi; ma intanto i tre pezzi d’artiglieria austriaca fioccavano mitraglia. Dieci o tutt’al più dodici di quelle centinaia di ufficiali di Nazionale vedonsi nella mischia, altri attendono al vino delle proprie cantine. L’artiglieria civica dà prova di coraggio, avendo un unico cannoncino che tiene, il quale non si può adoperare.
«Arrivano i carabinieri, scatenatisi dal palazzo.
«Il popolo mio si batte valorosamente, e prende il tedesco tra due fuochi. Una parte tiene il lato del Giuoco del Pallone, l’altra il boschetto della Madonna del Borgo e spinge fino all’estremo il nemico.
«Il mio Sgarzoletto uccide il Capitano d’artiglieria, il quale avvenimento fa battere la ritirata al nemico. Allora l’inseguiamo e s’imbatte nell’altra mia porzione di militi e ricevono un fracasso che però non gli toglie la ritirata fuori di Galliera. Si chiude pure questa porta e il popolo dà la pulce ai morti. Pochi morti in generale dei nostri; sei feriti dei miei.
«Continua lo stormo. Acquartiero i miei militi, sorvegliando le mura della città, una porta.
«La città è in brio, illuminata: ovunque si canta l’inno della vittoria.
«Nella notte il mio Sgarzoletto che aveva ucciso il capitano d’artiglieria tedesco, battendo fortemente su di un molo la schioppa, s’imbattono invece i due cani su quello, e combinando le bocche delle due canne sotto la di lui gola, esplodono e lo lasciano morto. Ahi! vittima strappata sul più bello della tua vita.
«Il Comitato di pubblica sicurezza vacilla. I membri che lo compongono sono pseudoliberali la maggior parte.»

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