Il grande vecchio e il bicchiere che mancava

Quando iniziai a bere vino con costanza (la minuscola non è un errore: trattasi non di una persona di sesso femminile quanto di una qualità, di un attitudine caratteriale) chi ti vendeva le bottiglie, specie se non ci capiva molto, quasi si scusava se ti offriva un vino bianco che avesse più di un anno di vita. “Il bianco va bevuto giovane”, si diceva. Poi imparai che non era vero, frequentando i corsi del Guru e dilettandomi con gli amici della cellula segreta in multipli assaggi nel corso della stessa sera.

Ancora ricordo una “verticale” con Leonildo Pieropan del suo Soave La Rocca. Era il 1995 o il 1996 e ne provammo, se ricordo bene, sei bottiglie, la più anziana delle quali aveva sicuramente più di dieci anni. Ed era favolosa. E a mia domanda su quanto potesse invecchiare quel vino, Pieropan rispose di avere bevuto abbastanza di recente una bottiglia del 1963, ancora buona. Certo, aggiunse, era stata per più di trent’anni nella sua cantina. E il modo di conservare il vino conta, aggiunse.

Lunga premessa per parlarvi di una bottiglia bevuta tra ieri e ieri l’altro. Che di anni non ne aveva trenta o più ma solo 19. Ed era un vino bianco. Ed era ancora sorprendentemente buono, quasi fosse ancora un ragazzo e non un vegliardo. Eccolo qui sotto

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L’etichetta parla dell’umidità della nostra grotta in cui riposava da 12 anni, da quando siamo qui. E prima era stato in un’altra cantina, quella della casa cinque-seicentesca di Gianni nel centro di Roma. Insomma, era stato ben conservato. Ma ricordo di averne bevuta un’altra, più o meno coeva, forse dell’annata precedente, un paio d’anni fa. E dal vetro era uscito un vino etereo, quasi l’ombra del Sauvignon che era stato. Affascinante ma come un novantenne che sia stato un bell’uomo, un tempo.

Da questa bottiglia, invece, è uscito un vino che aveva ancora il suo colore giusto, un bel paglierino vivo. E non solo il colore. Al naso era potente, concentrato: dei vari odori primari varietali restava in primo piano il coté sauvage e un po’ di foglia di pomodoro. Ma era in bocca che stupiva per la possanza e la pervasività. Per l’ingresso e anche per il finale. Ieri sera l’ha assaggiato anche Daniela che ha naso e bocca migliori dei miei e anche lei è rimasta stupefatta quando le svelato l’età del “ragazzo”.

Grande Sanct Valentin. Grande. Sono andato a guardare sulla guida dei vini di Slowfood e Gambero Rosso del 1999 e ho trovato la conferma che anche nel 1997 il Sauvignon della cantina di Appiano ebbe i tre bicchieri. Vista la durata, almeno la mia bottiglia ne avrebbe meritato un quarto, di bicchiere.

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