Cinquanta e cinquanta

«Non possiamo separarci così, prima di esserci incontrati», dice il protagonista senza nome a Ana (o Margrit), in realtà a Marie-Claude, quando trasgredisce le regole del gioco. Ho riletto stamattina, con immutata (anzi, crescente) ammirazione questo racconto di Cortàzar sforzandomi di credere ancora in un possibile lieto fine, nonostante ciò che pensa l’autore e nonostante il clima di quarantena. Quando le possibilità sono cinquanta e cinquanta, l’equilibrio è precario e basta poco a far pendere il piatto della bilancia da una parte o dall’altra…

enricogalantini

Non bisognerebbe mai lasciar passare troppo tempo senza leggere (o rileggere) qualcosa di Cortàzar. Oggi, mentre tornavo in scooter da Roma verso casa, tra una schizzechea e l’altra, ho pensato a lungo al racconto che forse amo di più dello scrittore argentino, quel Manuscrito hallado en un bolsillo (“Il manoscritto trovato in una tasca”) di Ottaedro, che io trovo una delle vette della forma-racconto.

Rientrato chez moi, ho cercato il libro, l’ho trovato solo in spagnolo, l’ho riletto e rigoduto come la prima volta (no, come la prima volta è impossibile, magari anche di più ma non come la prima volta).

Per chi non l’avesse mai letto, questo racconto è la storia di un “gioco” che il protagonista fa nella metro di Parigi. Quando il suo sguardo cattura nel finestrino lo sguardo e il sorriso della donna che gli siede di fronte, il gioco inizia. Se la donna…

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