Mai più senza Cortazar

Julio Cortàzar

Non bisognerebbe mai lasciar passare troppo tempo senza leggere (o rileggere) qualcosa di Cortàzar. Oggi, mentre tornavo in scooter da Roma verso casa, tra una schizzechea e l’altra, ho pensato a lungo al racconto che forse amo di più dello scrittore argentino, quel Manuscrito hallado en un bolsillo (“Il manoscritto trovato in una tasca”) di Ottaedro, che io trovo una delle vette della forma-racconto.

Rientrato chez moi, ho cercato il libro, l’ho trovato solo in spagnolo, l’ho riletto e rigoduto come la prima volta (no, come la prima volta è impossibile, magari anche di più ma non come la prima volta).

Per chi non l’avesse mai letto, questo racconto è la storia di un “gioco” che il protagonista fa nella metro di Parigi. Quando il suo sguardo cattura nel finestrino lo sguardo e il sorriso della donna che gli siede di fronte, il gioco inizia. Se la donna scende a una fermata dove ci sono coincidenze con altre linee (e quindi più alternative sulla direzione di prendere) lui la seguirà ma potrà parlarle solo se lei prenderà la direzione che lui ha già deciso. Se no la lascerà andar via. Finché una sera il nostro trasgredisce e abborda lo stesso la ragazza anche se lei ha scelto l’altra strada.  E così si conoscono si piacciono si rivedono. Finché lui comincia a stare male, si sente in colpa e le confessa di avere tradito il gioco. E le propone di darsi un’altra possibilità. Si danno quindici giorni di tempo. Si cercheranno nella metro, ma questa volta rispetteranno le regole e sarà il caso, solo il caso a decidere se la loro storia andrà avanti o no. Ovviamente dopo qualche giorno si trovano e arrivati al momento in cui lei si alza per scendere e lui fa per seguirla, il racconto finisce.

Sì, il racconto finisce così, ma la storia come va a finire? Riusciranno i due a trovarsi, finalmente, o invece no? Io che amo, nei libri nei film e magari anche nella vita, il lieto fine ovviamente ho sempre pensato che sì, Marie Claude (così  si chiama la lei del racconto) e il protagonista avrebbero scelto la stessa uscita alla stazione Daumesnil. E continuo a pensarlo anche dopo aver letto, nel libro Conversaciones con Cortàzar di Ernesto Gonzàlez Bermejo, (Edhasa 1978) l’interpretazione di Cortàzar, del resto deducibile dal titolo stesso del racconto.

Alla fin fine, infatti, perché l’autore dovrebbe sapere meglio di me che cosa succede ai personaggi dopo che il racconto è concluso? Sul “dopo” abbiamo, lui (l’autore) e io, gli stessi diritti di fantasia.

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