Il sentiero degli Elci

Sabato ho fatto una passeggiata che mi è piaciuta tantissimo. Sarei dovuto andare con degli amici al Revotano, la dolina tra Poggio Catino e Roccantica, ma l’impegno è saltato (in settimana avevo fatto una ricognizione fino all’orlo del cratere con tanto di selfie – anzi, di Revolfie – per controllare quanto ricordassi del sentiero, che avevo fatto una volta sola e per di più “a rimorchio” di Massimo che lo conosceva bene…).

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Saltato il Revotano ho deciso per un’altra passeggiata che avevo in mente da tempo. Quella che da Fara Sabina percorre tutto il gruppo di alture alle sue spalle fino a quel Monte degli Elci che domina la Salaria prima di Osteria Nuova. E così ho fatto, scoprendo un sentiero che è davvero fantastico. L’idea primaria era quella di fare un anello: arrivare agli Elci attraverso il sentiero sul versante Nord (quello nel bosco che poi ho fatto e che mi è garbato tanto) per poi tornare dal versante Sud, quello assolato. Ma sulla rete ho letto i responsabili di una passeggiata Cai di un mese fa dire che la seconda parte è molto meno tracciata e allora, fedele al mio motto “fai quello che puoi senza prendere rischi”, ho fatto avantindrè sullo stesso percorso. Dieci chilometri (con la salita al monte degli Elci) per tre ore e venti minuti comprese soste. Lasciata la macchina nel parcheggio sotto il vecchio preventorio abbandonato, s’imbocca subito il sentiero che, dopo una salita molto tranquilla nel primo chilometro, va per altri tre chilometri abbondanti sempre in piano e nel bosco (deve essere una delle vie medievali tracciate dai monaci di Farfa, come testimoniano i muretti a secco che in molti tratti gli fanno da base: un ragazzo di Toffia che ho incontrato verso la fine della passeggiata mi ha detto che in dialetto locale si chiama la via dei “connutti”, dei condotti, senza sapermi specificare che cosa fossero i condotti cui ci si riferisce).

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Il sentiero nel bosco

Dopo l’incontro con la carrareccia che sale da Toffia si arriva a un’area picnic, poi s’incontra un fontanile e dopo qualche minuto ecco che si apre una radura da cui si gode una vista splendida a 300 gradi. Sabato c’era caligine ma nei giorni limpidi lo sguardo deve arrivare a Nord fino al Terminillo e oltre, mentre a Sud c’è Nerola, i monti Lucretili e poi anche Roma. Dai 700 (e spiccioli) metri del monte degli Elci, mi ha detto il ragazzo di cui sopra, si vede anche San Pietro (il che è un topos da queste parti).

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Salendo verso il monte degli Elci, Nerola e i monti Lucretili nella caligine

Al ritorno il sentiero è davvero riposante. E quando manca non troppo alla macchina c’è anche una vista (per me) insolita di Fara Sabina con il convento della Clarisse in primo piano. Una gran bella passeggiata. Fattibile anche d’estate, visto che si svolge in massima parte nel bosco. E da tenere presente per quando avrò 80 anni, sempre che io ci sia ancora e che abbia ancora voglia di caminare. Cose – entrambe – che mi auguro vivamente.

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Fara Sabina, con il campanile di S. Antonino e il convento delle Clarisse

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La traccia della passeggiata fino al monte degli Elci

 

 

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