Cinque anni senza, ma con

Cinque anni fa se ne andava il vecchio amico. Il primo a essere qui – lui c’era già quando arrivammo – il primo ad andarsene, in ossequio alle leggi dell’età. La sua dipartita fu uno shock che mi lasciò completamente disidratato. Ancora adesso, quando faccio certi sentieri nel bosco, mi sembra di vedere il vecchio “segone” (mix tra setter, segugio e spinone) aggirarsi annusando a destra e a manca, o restare perplesso a fissare una fila di gamberi di fiume a una bella distanza dal (suddetto) fiume, o tuffarsi nelle acque del Farfa e nuotare con quell’eleganza e quel sussiego che ne faceva un lord tra i quadrupedi della valle. Era bello e buono. Forse non era particolarmente “smart” – Chicca gli dava una pista, ma la Lowlander dà ancora una pista anche a tanti di noi umani – , ma era sempre disponibile, tranne quando cercavi di levargli di bocca il pollo che aveva rubato ai vicini e che considerava – giustamente – preda acquisita. Nato Asso, venne “rinomato” Fausto, dal padrone precedente, in onore del “comunista in cachemire” che avevo conosciuto bene in Cgil: persona piacevolissima e pessimo politico. E siccome Fausto non faceva politica, ma era un cane piacevolissimo, il nome gli stava a pennello.

enricogalantini

Buon Natale a tutti, da questa valle, oggi un po’ più vuota ma sempre bella,

IMG_4209come testimonia questa foto scattata oggi alle 16 e 20, al tramonto.

Una delle più grandi prove di scrittore che mi venga in mente è quella di John Irving in Il mondo secondo Garp. Quando, dopo l’incidente paradossale e tremendo che chiude la prima parte del libro, va avanti per decine e decine di pagine nella seconda parte a raccontare le pesantissime conseguenze sulla famiglia Garp dell’accaduto fino a che il lettore si accorge che la conseguenza più pesante, la morte di un personaggio, viene evocata attraverso l’assenza, ma mai detta in esplicito. È la mancanza, il vuoto che si crea nelle pagine del libro, a dipingere più efficacemente di ogni parola il dolore straziante dei due protagonisti per la loro perdita.

Io non sono Irving né penso a paragoni impossibili. Ma l’assenza…

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