Valle del Farfa, 24 dicembre, ore 16 e qualcosa

Buon Natale a tutti, da questa valle, oggi un po’ più vuota ma sempre bella,

IMG_4209come testimonia questa foto scattata oggi alle 16 e 20, al tramonto.

Una delle più grandi prove di scrittore che mi venga in mente è quella di John Irving in Il mondo secondo Garp. Quando, dopo l’incidente paradossale e tremendo che chiude la prima parte del libro, va avanti per decine e decine di pagine nella seconda parte a raccontare le pesantissime conseguenze sulla famiglia Garp dell’accaduto fino a che il lettore si accorge che la conseguenza più pesante, la morte di un personaggio, viene evocata attraverso l’assenza, ma mai detta in esplicito. È la mancanza, il vuoto che si crea nelle pagine del libro, a dipingere più efficacemente di ogni parola il dolore straziante dei due protagonisti per la loro perdita.

Io non sono Irving né penso a paragoni impossibili. Ma l’assenza è  la chiave che posso usare oggi per questo post. Che pensavo di non scrivere. Che invece scrivo perché ho parlato tanto di Fausto (l’ultima volta tre giorni fa) in questo mio diario a intermittenza, che oggi che il vecchio saggio non c’è più mi sembrerebbe un po’ vigliacco e irrispettoso non farlo.

MI fermo qui perché so che l’acqua fa male alle tastiere (e all’elettronica in generale: ancora non hanno inventato waterproof keyboards) e oggi le guarnizioni dei miei occhi non funzionano tanto bene. Non mancherà occasione per riparlarne.

5 pensieri su “Valle del Farfa, 24 dicembre, ore 16 e qualcosa

  1. Fausto avrà lasciato molte tracce di sé in giro per la valle del farfa, e le ritroverai ad ogni passeggiata. il ricordo di quando ha fatto quello o quell’altro, di quando siete andati di qua o di là…sarà sempre lì con voi

  2. L’ha ribloggato su enricogalantinie ha commentato:

    Cinque anni fa se ne andava il vecchio amico. Il primo a essere qui – lui c’era già quando arrivammo – il primo ad andarsene, in ossequio alle leggi dell’età. Fu uno shock che mi lasciò completamente disidratato. Ancora adesso, quando faccio certi sentieri nel bosco, mi sembra di vederlo aggirarsi annusando a destra e a manca, o restare perplesso a fissare una fila di gamberi di fiume e una bella distanza dal (suddetto) fiume, o tuffarsi nelle acque del Farfa e nuotare con quell’eleganza e quel sussiego che ne faceva un lord tra i quadrupedi della valle. Era bello e buono. Forse non particolarmente “smart” – Chicca gli dava una pista, ma dà ancora una pista anche a tanti di noi umani – , ma sempre disponibile, tranne quando cercavi di levargli di bocca il pollo che aveva rubato ai vicini e che considerava – giustamente – preda acquisita. Nato Asso, venne “rinomato” Fausto, dal padrone precedente, in onore del “comunista in cachemire” che avevo conosciuto bene in Cgil: persona piacevolissima ma pessimo politico. E siccome Fausto non faceva politica, il nome gli stava benissimo.

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