Domenica alla Rocca

Adesso il tempo ha volto al bruttino, ma stamattina era davvero bello. Così, senza fretta, e passando prima a salutare gli amici impegnati al Museo diocesano di Poggio Mirteto, mi sono diretto verso il Tancia per andare a vedere la Rocca. Qualche giorno fa, infatti, in una riunione del gruppo Fai della Sabina, avevo saputo che quelli di Monte San Giovanni – che nella recente giornata autunnale del Fondo avevano ottimamente gestito l’apertura della grotta di San Michele – avevano ripulito dalla vegetazione i resti dell’antico posto di guardia sul Tancia, riaprendo anche l’Osteria, quello splendido casolare quasi fortificato che da centinaia anni sta al valico sulla strada che dalla valle del Tevere porta a Rieti (e che nel Medioevo aveva preso il posto della Salaria) e anche sul percorso della transumanza estiva verso il Terminillo.

Arrivato all’Osteria di Tancia, ho preso un caffè e chiacchierato con Marco e Antonello, due dei giovani che fanno parte dell’associazione di promozione sociale che ha in gestione l’edificio. Mi hanno fatto vedere la sala comune – che ha una bellissima volta in pietra –, mi hanno detto come l’Ostello che gestiscono sia in grado di ospitare sino a venti persone, mi hanno raccontato i loro progetti per il futuro. Poi mi hanno spiegato la strada per arrivare alla Rocca. Seguendo le loro indicazioni, ho preso la strada asfaltata a destra proprio sotto l’Osteria e ho lasciato la macchina nella piazzetta alla fine della strada. Due grossi maremmani mi hanno accolto abbaiando, all’apparenza minacciosi. Ma era molto più apparenza che sostanza – e in fondo facevano solo il loro lavoro. Di lì, in dieci-quindici minuti di cammino lungo un sentiero pietroso che inizia sotto una parete a picco e prosegue più o meno in cresta, con una splendida vista sull’altopiano, sui monti del Reatino

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La strada di Tancia, l’Osteria, l’altopiano e i monti sullo sfondo, fino all’Abruzzo

e fino a quelli dell’Abruzzo in lontananza, sono arrivato alla Rocca. Che domina la strada dall’alto di uno sperone di rocciadall’altra parte della strada ci sono le rovine dell’altra rocca, quella gemella di Fatucchio – e che dalla fine del X secolo, di proprietà dell’Abbazia di Farfa, è stato un presidio importantissimo nel controllo del territorio e di ciò che si muoveva tra Tevere e Valle reatina. Facendo molta attenzione (e prendendo probabilmente anche il sentiero più complicato), ho girato tutto intorno a quello che resta della Rocca, lassù, su quello sperone di roccia. Se ce l’ho fatta ad arrivare fin lì, mi sa che prossimamente proverò a salire anche alla torre di Rocca Baldesca

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L’ultimo pezzo di sentiero e la torre ripulita

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La torre da sotto…

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…e dall’altro lato

Incredibile Sabina. Piena di posti dal fascino incredibile e così poco valorizzati. Chiudo con una notazione di servizio. I ragazzi del Tancia Hostel House hanno anche le chiavi per entrare nella grotta di San Michele. Ci sono stato molte volte, alla grotta, ma senza mai entrare. Presto li chiamerò per organizzare la mia prima volta all’interno del piccolo santuario. Come diceva la trasmissione del maestro Manzi, non è mai troppo tardi.

 

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