In esilio a Corfù

Un paio di mesi fa avevo lasciato Luigi Chierici mentre ad Ancona, il 21 giugno del 1849, s’imbarcava su un brick inglese, il Frolick, per andare in esilio a Corfù dopo la caduta della città in mano agli austriaci.

 

Corfu-Monastero-di-vlacherna

Corfù, il monastero di Vlacherna, oggi

La traversata dura sei giorni “su un mare placidissimo” e il 26, alle 5 pomeridiane, si è in vista di Corfù. Si entra in porto e alle nove di sera si scende a terra, in testa il comandante del vascello inglese. Ci sono un po’ di difficoltà burocratiche da parte del governatorato, anch’esso inglese (il governatore è in giro per le isole e nessuno si vuol far carico del problema dello sbarco degli esuli italiani…), ma poi il tutto si risolve e la mattina dopo, tutti a terra.

 

Chierici aveva belle speranze sull’accoglienza agli italiani  da parte dei greci: «E di fatto – scrive –, in chi meglio confidare che in terra Greca, in quella terra, i cui profughi dopo il 1823 furono a migliaia da noi accolti in Italia, mantenuti, alloggiati ed impiegati, in quella terra che dagli Italiani ebbe la vita civile, e che se oggi non è nelle mani turche lo deve agli Italiani Veneti, i quali, sebbene barbaramente governassero, pure serbarono Corfù libera e indipendente». Dovrà ricredersi, almeno in parte. Si organizza per la metà di luglio un’Accademia musicale nel teatro comunale, per raccogliere fondi per gli esuli che continuano ad arrivare dallo Stato pontificio. Si raggranellano 90 talleri e 54 oboli, ma vengono tutti da tasche inglesi e italiane. I greci dicono di aspettare quelli che verranno da Venezia (la Repubblica sta per cadere) con i quali hanno rapporti da sempre.

I problemi principali per gli esuli sono l’alloggio e il lavoro. Chierici è fortunato. Come medico non è così difficile lavorare (anche se faticherà ad ottenere il permesso ufficiale) e qualche soldo entra. Più di qualche soldo, peraltro, esce in prestiti (più di un compagno di sventura sta in serie difficoltà). Le case in affitto si trovano. Non sono un granché ma non costano care. Si diffonde la voce (oggi potremmo definirla una fake news) che lui Zambeccari e Mattioli siano fuggiti da Ancona con la cassa della Repubblica. «Miserabili! – tuona Chierici –. La cassa di Ancona non aveva che Boni provinciali da cinque balocchi». Scrive a casa a Bologna e manda alla moglie il denaro perché possa venire a Corfù con il piccolo Tito. Arriveranno a settembre, il 7: «Oh, come è grasso il mio Tito» è il commento di Luigi. Il 15 dello stesso mese con il vapore francese “Il Plutone” arrivano «tutti i capi governativi civili e militari della caduta Repubblica Veneziana: Manin, Tomaseo (che poi diverrà amico del Nostro, ndr), Pepe il Generale etc. etc.Vediamo cosa faranno i Corfiotti per i Veneziani» chiosa lapidario Chierici.

Verso la fine del mese di settembre arriva una lettera «dal Dr. Meglia di Costantinopoli», il quale lo invita ad andare là, «mentre tiene pronto un buon impiego per me». «Pensava di andare a Costantinopoli – scrive poco dopo –, ma la famiglia mi rattiene al pensiero delle febbri gialle e degli incendi. Poi, vedendo che cominciai qui la carriera sotto buoni auspici, sarebbe pazzia cambiar luogo». Cambierà idea cinque anni dopo, nel 1855, quando si trasferirà con la famiglia nella capitale dell’impero ottomano, presso la Sublime soglia.

Ottobre 1849 inizia con una situazione di crisi. Non sono tutte rose e fiori per gli esuli, infatti. «Sono le 7 antimeridiane – ricorda Chierici – quando alla porta della mia camera batte Ernesto Caimi. Mi alzo, gli apro. Era spaventato. Mi narra che in casa di Zambeccari e di Mattioli vi ha una perquisizione e che Zambeccari è stato arrestato. Mi avverte perché a tempo mi liberi di qualche carta politica potessi avere. Non so dare spiegazione a un tale avvenimento. Abbrucio lettere di Garibaldi, di Galletti e di Ugo Bassi. Esco di casa a giorno. Con Zambeccari furono arrestati Tita Scarpa, Segretario di Polizia, Pepe Quartano, De Filippis, Calogerà Spiro. Si dice arrestati per complici con i colpevoli dei fatti di Cefalonia. Ciò è impossibile. Si vuole che Pepe Quartano sia stato il delatore di questa segreta società, cui egli stesso faceva parte. La voce popolare così lo chiama. Vedremo la luce del vero». Di vero pare non vi sia nulla ma il colonnello Zambeccari è costretto a lasciare l’isola: «Dovrà partire esigliato dalle Isole Ionie, con una taccia ingiusta – commenta amareggiato Chierici –. Niuna carta, niun fatto esiste che lo compromettesse. Il governo non vuole avere sbagliato e vuole una pena

Nel frattempo l’attività medica di Chierici decolla. «Comincio a sbajoccare» commenta lui soddisfatto. Chiede alla Commissione medica dell’isola di essere ammesso all’esame per ottenere il libero esercizio della professione, ma gli si frappongono molti ostacoli burocratici. Nel frattempo guarisce una vecchia signora che soffriva di “ipertrofia e idrope al cuore” e tutti giudicano spacciata. La sua fama cresce tanto che l’assistente del governatore gli dice di esercitare liberamente e di non curarsi dei medici del paese che gli fanno la guerra. E  lo stesso governatore delle Isole Ionie, sir Henry Ward, gli chiede di curare sua moglie, affetta da “spinite cronica”, ma gli chiede anche «di curarla senza vederla; sia perché non ha confidenza che nei medici inglesi, poscia perché il Ward accettandomi come medico in casa sua verrebbe a sanzionare una illegalità, che egli tale non riguarda di fatto ma sì bene di diritto, l’esercizio cioè della mia professione senza l’esame e l’approvazione pubblica di questo Consiglio Medico. Egli che deve garantire la legge, non può pubblicamente infrangerla». Chierici accetta e dice «di tentare una cura e gliela suggerisco. Mi promette che sarà posta in opera. Dio mi assista in tanto ardua cosa, ardua per se stessa e pel modo di curare».

Se anche voi che leggete, come me che ho scritto, siete curiosi di sapere se la cura di Lady Ward abbia funzionato, devo purtroppo disilludervi. Il manoscritto termina il 31 dicembre con una nota “gialla”. Chierici aveva notato da qualche tempo delle persone misteriose che lo seguivano la sera. Ne parla con i suoi contatti al governatorato inglese e la sera dell’ultimo dell’anno «Sono inseguito – racconta – dalle stesse persone e più da un altro che non si muove più di quattro passi da me. Le altre misteriose delle altre sere spariscono. Allora mi faccio coraggio e, poggiatomi al muro della scalinata della Casa Migliaressi, mi fermo a pie’ franco, e maneggiando con una mano il grosso bastone e riponendo l’altra in seno, come per estrarne qualche arma, chiedo a questo signore che voglia da me. Egli mi risponde essere un Contestabile, incaricato di seguire ogni mio passo. Io gli chiedo da chi ha avuto un tal ordine e perché. Dal Direttore di Polizia, risponde, pregato perciò dal Cav. Wandhaus, il quale sa che a Lei qualcuno tende insidia. Allora io venni al chiaro, ringraziai il Contestabile e gli regalai due scellini perché bevesse».

Così termina l’anno 1849 di Luigi Chierici e il nostro manoscritto. Della malattia e della possibile cura di Lady Ward non si fa più parola

 

 

 

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