I Galantini a Roma

Ho già raccontato più volte del primo della nostra famiglia, Francesco Galantini (il nonno del nonno del nonno di mio nonno), che venne a Roma alla metà del 1600, sposò la cugina romana – già c’erano dei Galantini a Roma evidentemente – e si stabilì nella Città eterna.  Era nato nel 1635 a Pisa, si sposò a Roma nel 1662 con Porzia  (poi nel 1687, rimasto vedovo, si sposò una seconda volta con Olimpia Mancini), ebbe 12 figli (undici dalla prima moglie e uno dalla seconda) e morì ottantenne.

imagesMio zio fece (o fece fare, non sono sicuro) un grande lavoro al Vicariato di Roma rintracciando atti di battesimo, di matrimonio, di morte dei suoi (nostri) ascendenti e anche un discreto numero di Stati delle anime. Attraverso questi documenti è possibile tracciare per sommi capi i movimenti dei  miei antenati nei vari rioni di Roma. La curiosità di sapere dove hanno vissuto nei secoli i miei avi mi è venuta quasi all’improvviso quando ieri ho preso in mano un libro comprato un paio di  mesi fa dall’amico Saverio e dal figlio Amedeo (in arte Cesaretti) nella loro accogliente libreria di via del Pie’ di Marmo, la pianta di Roma del Zolli, una bella edizione di Intramoenia, che riproduce le 12 parti della monumentale opera dell’architetto e cartografo comasco che alla metà del 1700 colmò un vuoto realizzando una carta ancora oggi ineguagliata.

E allora vediamo quanto sono riuscito a ricostruire. Francesco si sposò a S. Lorenzo in Damaso e i suoi figli vennero battezzati quasi tutti a S. Eustachio,  tranne un paio a S. Giovanni dei Fiorentini, un altro a S. Lorenzo in Damaso e l’ultimo a S. Angelo in Pescheria, chiesa nella quale  si sposò la seconda volta. L’atto di morte fu redatto a S. Marco, la chiesa dietro Palazzo Venezia. Gravitava insomma nella zona intorno a Piazza Navona, probabilmente si sarà anche spostato nei lunghi anni della sua vita a Roma (circa 45).

Il figlio Tommaso, nato nel 1680 (fu l’ultimo degli undici figli di Porzia che, trentanovenne, morì quindici giorni dopo aver partorito), si trasferì nel Rione Monti, dove sposò nel 1708 Francesca Cappelli nella chiesa di S. Francesco di Paola. Tutti i suoi figli (otto)  vennero battezzati a S. Martino ai Monti. Abitava, nel 1744, nella Strada dell’Olmo (direi quasi sicuramente quella che oggi si chiama Via dell’Olmata), quasi ai confini della città allora abitata: da lì a S. Giovanni erano tutte vigne…). L’atto di morte, conservato nel registro di S. Prassede, lo descrive “decrepitus” (aveva 87 anni, un età ragguardevole per l’epoca).

Monticiano fu anche suo figlio Pietro Paolo. Battezzato a S. Martino ai Monti (nel 1715), si sposò a S. Francesco di Paola (nel 1743) con Angela Benespera e concluse la sua vita sempre nella parrocchia di S. Martino ai Monti nel 1794. Chissà, forse visse anche lui nella Strada dell’Olmo

Sempre nel rione Monti nacque nel 1748 il figlio Antonio e fu battezzato, come tutti i suoi fratelli e sorelle (in tutto i figli di Pietro Paolo furono sei), a S. Francesco di Paola. Ma uno Stato delle anime ci dice che nel 1798 Antonio, cassiere della Dogana della Grascia, si era spostato “in Centro”, a via d’Ascanio (tra via dell’Orso e via dei Prefetti), nella Parrocchia di S. Agostino e che con lui viveva la vecchia madre Angela. Antonio sposò nel 1783 Barbara Galli ed ebbe 8 figli: i primi cinque furono battezzati a S. Martino ai Monti, gli ultimi tre a S. Agostino. Il trasferimento a via d’Ascanio dovette dunque aver luogo intorno al 1796.

E arriviamo così a Giovanni, il nonno di mio nonno, cassiere anche lui. Nacque nel 1784, venne battezzato nel rione Monti, si sposò con Anna Maria Ermini nel 1816 a S. Francesco di Paola (di nuovo nel Rione Monti) e morì nel 1860 nella parrocchia di S. Giacomo in Augusta. Ebbe dieci figli, battezzati tutti nella parrocchia di S. Agostino. Uno Stato delle anime del 1838 ce lo dà infatti residente anche lui in via d’Ascanio, al numero 6. Uno successivo, del 1854, lo vede vivere a Via della Frezza, una traversa del Corso, vicina appunto al S. Giacomo.

Il mio bisnonno Luigi nacque a via d’Ascanio  e si spostò abbastanza dentro Roma nei 73 anni della sua vita. I primi tre figli (Augusto, Anna Maria e Costanza), vennero battezzati a S. Andrea delle Fratte, le successive due (Emma e Corinna) a S. Carlo ai Catinari, i due successivi (Augusto  e Ippolito) nella parrocchia dei S. Celso e Giuliano e gli ultimi due (mio nonno Enrico e il suo gemello Eugenio), a S. Salvatore della Corte. Dal rione Trevi alla Regola, dal rione Ponte a Trastevere. Gli Stati delle anime che lo riguardano si riferiscono a Via Paola 46, nel 1878, e a Via della Longarina 56, nel 1883. In entrambi il bisnonno veniva definito “Possidente”. Nello Stato delle anime del 1883 non c’è più sua moglie Teresa Lopez-Celly, dalla quale si era separato, e non c’è neanche mio nonno Enrico, che non visse praticamente mai con suo padre (Eugenio era morto assai piccino).

Mio nonno Enrico – qui non ho bisogno di fare ricorso a documenti – visse i primi quarant’anni di vita nella zona della stazione Termini. Prima in via dei Mille 18 con la madre, poi in via Principe Amedeo 62 con i Chierici. Si spostò, sposandosi, a Corso Vittorio, vicino alla chiesa del Gesù, dove nacquero mio zio e mio padre, e poi nel 1924 a Via Dandolo, al numero 60.

Poi ci sono papà e zio Adriano e noi nipoti. Ma il post diverrebbe interminabile…

P.S. Chi fosse interessato può navigare nella Roma del 1748 disegnata dal Nolli in un bel sito interattivo dell’Università dell’Oregon, che permette anche di sovrapporre la Carta del Nolli alle Google Maps. Una chicca…

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