Di nome e di fatto

L’altra sera, assieme a quell’erbetta MARAVIGLIOSA, abbiamo bevuto un vino altrettanto. Era una bottiglia di Harmonium di Firriato, Nero d’Avola in purezza che bevemmo la prima volta a Erice tanti e tanti anni fa e ci lasciò a bocca aperta. Più o meno agli stessi anni risale la bottiglia in questione: esattamente quanti non lo so perché l’etichetta era rovinatissima dall’umidità della grotta, ma se non ricordo male poteva essere del 2001, massimo del 2003; diciamo circa quindici anni, insomma.

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Il colore era ancora un rubino profondo, anche se c’era qualche nota più leggera (e volevo vedere che non ci fosse…). Al naso era potente e assai ricco e  pure in bocca faceva la sua porca figura (se volete qualche definizione, leggete qui: io queste cose magari le sento ma non le so dire; e se ci provo un po’ mi vergogno…).

Aiutato evidentemente dai 15 gradi d’alcol, aveva retto in modo spettacoloso ed era ancora un incredibile vino-frutto. Piacere allo stato puro. Che grande investimento quel cartone comprato allora (e ce n’è ancora almeno una bottiglia nella grotta…). Harmonium di nome e di fatto.

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