Il castello che galleggia

Gli ultimi tre giorni della vacanza in Val Fiscalina (per intenderci quelli successivi alla “grande impresa”) li abbiamo spesi girando nei dintorni per posti belli, bellissimi (e anche di più). Posti che per me sono spesso legati anche alla memoria, non tanto la mia, quanto quella dei miei genitori che in Val Pusteria si conobbero ottanta (e passa) anni fa.

Una delle tappe del nostro girellare è stata Monguelfo e poi la Valle Casies. A Monguelfo (dove ho cercato inutilmente la casa in cui i miei nonni passarono gli ultimi due anni di guerra: due giorni dopo il bombardamento di S. Lorenzo, il 19 luglio 1943, nonna Maria e nonno Enrico presero uno degli ultimi treni in partenza da Roma e restarono in Val Pusteria fino alla fine del conflitto) abbiamo visitato il Castello. Bello, molto bello, un po’ fuori dal paese, su uno sperone di roccia che domina la vallata. Con i suoi interni austeri ed eleganti, il Maschio insolitamente alto che domina l’intero edificio e il ponte (già) levatoio che lo rendeva praticamente inespugnabile.

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Il castello, dal sentiero che sale da Monguelfo

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La cappella rinascimentale, ripristinata dopo la scoperta dell’affresco dietro l’altare

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L’altare barocco, messo sul lato lungo della cappella quando l’affresco venne scialbato

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Una castellana d’antan, che ci guarda (per sempre) in tralice

Fin qui le foto che ho fatto io nel castello. Ma poi, scendendo verso la macchina, ho visto un cartello che indicava orari di visita e altre informazioni, con un’immagine dell’edificio presa dall’alto con un drone dal fotografo Andreas Moser. Mi è piaciuta e l’ho ri-fotografata. Solo ieri, guardandola meglio, mi sono accorto della particolarità dello scatto.

Versione 2

Castel Monguelfo, nell’immagine, sembra circondato dalle acque, che ne lambiscono le mura in basso e anzi sembrano anche entrare nella corte dalla parte sinistra della foto.

Guardando questa immagine e anche l’inquadratura intera da cui l’ho ritagliata,

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non so capire se si tratti di un fotomontaggio (brillante ma un po’ strano da utilizzare in un cartello informativo) oppure se l’effetto “acqua” sia dovuto al fatto che la foto è attaccata un po’ bombata e allora riflette la luce in modo peculiare.

A me sembra più probabile la prima ipotesi (ma non escludo a priori la seconda). Resta l’effetto singolare e un po’ spiazzante. Tanto che questa mattina, quando ho pensato a questo post, il titolo che mi era venuto in mente era “il castello che affonda”. Ma ora, mentre stanno per scoccare le 18 e nel cielo sabino vento forte e pioggia debole si tengono compagnia, penso positivo: dopo mille anni di storia, il castello resisterà anche a questo attacco subdolo. Per altri mille anni, almeno

 

 

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