Galantini Jones strikes back

Perdonate l’immodestia del titolo. È che ho ancora bene in mente quel pomeriggio d’agosto di quarant’anni fa quando a Parigi, sugli Champs-Elysées, feci una fila interminabile, assieme a Isa e Puccio che mi erano venuti a trovare, per assistere alla prima europea del secondo episodio (allora, adesso è il quinto) della saga di Guerre Stellari. Lo ricordo così bene perché Guerre Stellari è stato un must della mia giovinezza (che tali mi sembrano oggi i miei ventisette anni di allora) e anche perché fu un’esperienza inconsueta: diciamolo, chi faceva mai la fila a Roma quarant’anni fa?

E così oggi sono molto gasato, quasi come allora, dall’aver trovato finalmente Grappignano, il castrum medievale sopra Toffia, dopo il “fallimento” (con molte virgolette) di giovedì scorso, quando, andato una prima volta alla ricerca, tornai a casa senza averlo trovato. Oggi invece la missione di Galantini Jones ha avuto pieno successo. Non era difficile prevederlo: dei tre poggi all’estremità est dei monti degli Elci, giovedì ne avevo ispezionati due. Ne rimaneva uno ed era facile pensare che fosse quello giusto. Ma, come diceva Trapattoni, «non dire gatto se non l’hai nel sacco». Ne ho avuto la sicurezza, del “gatto”, quando ho visto l’“aggere”, il fossato scavato a difesa dell’insediamento.

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L’“aggere”, il fossato scavato sotto l’insediamento di Grappignano

Passato il fossato, il castrum, o meglio i suoi resti, sono subito lì. Ne avevo appreso l’esistenza dal bel libro di Gianfranco Trovato Antichi castelli della Sabina. Avevo portato appresso con me le fotocopie delle pagine in cui parlava di Grappignano, ma non sono mai stato bravo a leggere le carte (se avessi fatto più attenzione l’avrei trovato giovedì…). È stata comunque un’emozione arrivarci e vedere le mura spuntare nel boschetto sorto nel tempo sopra e attorno l’insediamento

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Due immagini del “castello” dall’esterno…

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… e una dall’interno

Poco più in basso, c’è un altro bel lacerto delle mura che dovevano circondare il castrum e sbarrare la strada a chi salisse dalla sottostante via Salaria.

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Ecco dunque Grappignano, come lo chiama Trovato, che ricorda come la prima citazione in documenti oggi ancora disponibili provenga “da un atto del 1328, da cui si evince che il castello era sorto già da tempo e che apparteneva ai De Romagna. Sorse probabilmente – aggiunge Trovato – quale baluardo di controllo della sottostante Via Salaria e dei pascoli che la contornano. Fu poi degli Orsini intorno al XV secolo, quando cominciò a cadere in abbandono”. Oggi sta lì, circondato da un boschetto e al centro di quello che resta dell’edificio c’è il classico circolo di pietre di chi accende un fuoco: segno che ancora oggi viene frequentato.

Dicevo prima “come lo chiama Trovato” perché, parlandone con l’architetto Pettinari, grande conoscitore di Toffia e della Sabina, mi veniva segnalato come in molti testi questo insediamento sia chiamato Carpignano – e del resto Grappignano e Carpignano sono nomi molto simili ed è possibile che l’uno sia una storpiatura dell’altro: basta solo spostare la “a”…

Prima di chiudere, devo ai miei 23 lettori una spiegazione delle molte virgolette utilizzate prima a proposito dell’insuccesso di giovedì. E già. Andando alla ricerca (infruttuosa) di Grappignano mi sono imbattuto, nel mio girovagare (e non troppo lontano da dove poi oggi ho trovato il castrum), in un manufatto misterioso (probabilmente una sepoltura) di cui nessun amico archeologo sapeva nulla e su cui tutti, viste le foto, sono giustamente molto cauti a proposito di una possibile datazione. Anche qui, è stata un’emozione, forse ancora più grande, trovarlo. È brutto non trovare qualcosa quando la cerchi. È esaltante trovare qualcosa quando non la cercavi…

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Il manufatto misterioso dall’alto e, sotto, dal basso

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