Il metodo di M.

Schermata 2020-03-05 alle 16.40.39«Nella quarta Camera vi sono le quattro Stagioni dell’Albano, un Christo in Croce fatto da Michel’Angelo Buonarota, fatto come si dice dal naturale; cioè che legasse un Facchino suo Compare in Croce, e doppo che li desse alcune ferite per esprimere al vivo l’atto di moribondo». L’altro giorno, mentre leggevo alcune pagine de Il Mercurio Errante, sorta di guida di Roma pubblicata nell’anno giubilare 1700, sono rimasto colpito da questa frase pubblicata a pagina 48 (vedi a fianco) che descrive un’opera di Michelangelo Buonarroti che in quegli anni stava a Palazzo Borghese, nel «famoso Appartamento à terreno dove dimora il Signor Prencipe l’Estate», che «hà dodici stanze tutte ornate di rare, vaghe pitture, di numero mille, e settecento tutte originali». Mi ha colpito soprattutto la descrizione del metodo del Buonarroti, così simile quello che molti decenni dopo avrebbe utilizzato un altro Michelangelo, che però non era toscano ma lombardo. Oltre al fatto di non ricordare alcuna opera di Michelangelo nella galleria Borghese, dove presumibilmente le opere di casa Borghese avevano poi trovato ospitalità.

Ero così curioso di quest’opera che mi sono messo a navigare sulla rete. E mi sono imbattuto in un articolo di qualche anno fa – quattro anni fa, per l’esattezza – in cui si raccontava come e qualmente uno studioso avesse ritrovato la famosa Crocifissione di Michelangelo in una raccolta privata, opera finora nota solo per un disegno a carboncino fatto da M. per Vittoria Colonna e per alcune copie. Nell’articolo vi erano anche molte foto.

Ecco il disegno a carboncino, sicuramente di Michelangelo (36cm x23)

Schermata 2020-03-05 alle 16.37.30

E il quadro ritrovato (più o meno delle stesse dimensioni)

Schermata 2020-03-05 alle 16.37.14

Non me ne intendo abbastanza per dare un parere sull’attendibilità della scoperta. Che forse non è tale, se a quattro anni di distanza non se n’è più parlato – almeno a stare ai risultati della ricerca in rete. Ma quello che mi incuriosiva era come dal Palazzo dei principi Borghese questo quadro fosse finito nella collezione privata in cui sarebbe stato ritrovato. Leggendo però meglio l’articolo che parlava della scoperta, ho visto che Marcello Venusti, pittore cinquecentesco e “copista” di Michelangelo, aveva realizzato più copie di quest’opera, una delle quali è proprio nella Galleria Borghese. Ecco forse la quadratura del cerchio: il quadro era rimasto sempre a Roma, passando solo dal Palazzo alla Galleria. Solo che non era mai stato un “originale” di Michel’Angelo Buonarota…

P.S. Il Mercurio Errante si scarica dai Google Books e, con tutti i suoi limiti di attendibilità, è una lettura divertente e istruttiva (l’ho già utilizzata per un altro post). Se non potete viaggiare e andare nella Roma del 2020, scaricatelo e fate un viaggio nella Roma di 320 anni prima. Ne vale la pena…

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