Andate a Spoleto, voi che potete, per un concerto imperdibile

UnknownScrivo mentre sul lettore cd suona la mia ultima scoperta. E penso con rammarico che venerdì 18 non potremo andare a Spoleto, dove nella bomboniera del Caio Melisso i Dock in Absolute presenteranno il loro secondo album, Unlikely (anche questo, come il primo, pubblicato dalla casa discografica italiana Cam Jazz). E allora vi invito caldamente, se potete, ad andarci a questo concerto che, se tanto mi dà tanto, sarà una perla.

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Com’era una perla il primo album di questo trio jazz (che si chiamava come loro, Dock in Absolute), di quel jazz europeo di oggi, che mischia un po’ le carte (alcuni usano il termine “crossover”) e non ha paura di contaminarsi con le radici classiche, con melodie un po’ pop (se mi passate l’assonanza). Ho conosciuto l’esistenza del trio qualche settimana fa, leggendo la newsletter su Facebook di questo neonato Festival di Spoleto, nato come la stagione di Visioninmusica di Terni e la rassegna musicale estiva di Scheggino, dalla instancabile attività di Silvia Alunni. A Terni mi è capitato di ascoltare alcuni dei concerti più belli degli ultimi anni: dal Tingvall Trio agli Aca Seca, al Koch Marshall Trio, con la magica Fender di Greg Koch. Così quando ho letto che Silvia portava questo trio – e ho realizzato di non poter essere lì, quella sera – quasi per consolarmi ho comprato  a scatola chiusa il primo cd (il secondo lo ritiro nel locker di Amazon a Poggio Mirteto tra un paio d’ore) e da allora nell’impianto stereo dello studio, in macchina e anche nel piccolo “ghetto blaster” della mia stanza da letto, suona quasi solo lui.

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Kintziger, Koch, Mootz

Una musica bellissima, quella composta in massima parte da Jean-Philippe Koch (un altro Koch…), giovane pianista lussemburghese, e suonata da lui con il bassista belga David Kintziger e il batterista Michel Mootz, anche lui lussemburghese. Un jazz molto europeo, dicevamo, con melodie molto belle, su cui s’innesta una grande inventiva ritmica. Il tutto si traduce in una bella comunicatività, capace di emozionare, di coinvolgere, di catturare l’ascoltatore. Brian Morton, nelle note di copertina del primo cd, scrive così: «Forse è la prima volta che li ascoltate ma, in futuro, li riconoscerete fin dal primo minuto del primo brano e ogniqualvolta vi rimetterete all’ascolto. Perché questa è una band dotata di una vera identità, di quella personalità collettiva che Bill Evans ha sempre considerato essenziale (e assolutamente necessaria) per una squadra». Sottoscrivo. Ed esco per andare a ritirare il secondo disco. Dopo, non ci sono per nessuno per almeno un’ora.

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