La magia del tempo

Ci sono luoghi fuori dal tempo proprio perché di tempo ne è passato tanto, da quelle parti. E se chi li cura ha la saggezza di assecondare il lavoro del tempo intervenendo con discrezione e con passione, il risultato può essere emozionante. Domenica mattina ho visitato il più bel posto che abbia mai visto in Sabina. Ne avevo sentito parlare e letto tanto, ma non mi era mai capitato di andarci. Domenica, con una escursione organizzata dagli Amici del museo, siamo stati a Casperia, uno dei borghi più belli e conosciuti di questa nostra terra. Abbiamo girato il paese e visto il Palazzo Forani, il palazzo nobiliare del borgo, interessante ma non coinvolgente.

Il bello però doveva ancora venire. In fine mattinata da Casperia ci siamo spostati di qualche chilometro fino a Santa Maria in Legarano, antica chiesa con annesso convento costruita su un fondo romano. La chiesa, di proprietà del comune, è stata dichiarata inagibile dopo l’ultimo terremoto, ma, seppure interessante, non è nella chiesa che è racchiusa la magia del luogo. Grazie alla grande disponibilità e alla cortesia del proprietario abbiamo potuto visitare il giardino, articolato sui due terrazzamenti dell’antica villa romana e vedere, nell’ex convento, adesso abitazione di chi ci accoglieva, la sala da pranzo (probabilmente in origine un oratorio accanto alla chiesa ma già per gli ultimi monaci benedettini probabilmente adibito a refettorio) con l’affresco del Giudizio Universale dei fratelli Torresani, datato 1560. Bello, suggestivo, a suo modo unico nel suo genere (anche se i due fratelli veronesi hanno lavorato molto in Sabina, tra l’altro nell’abside della chiesa di San Paolo di Poggio Mirteto).

Ma ad avviso di chi scrive la vera magia del luogo, oltreché nell’atmosfera generale – si sente il tempo, oh se si sente, quando il tempo viene rispettato… – è nel giardino, curato e allo stesso tempo “naturale”, con i muri in opus reticulatum a fare da sfondo al livello inferiore, dove lo stagno ravvivato dall’acqua della sorgente che sgorga attraverso il mascherone romano, la piccola selva di bambù, le rare oche di non ricordo più quale tundra scandiscono un presente senza tempo, armonioso e pieno di pace e di silenzio. E con l’esterno romanico della chiesa, circondato dai giardini al livello superiore, a fare anche qui uno splendido mix di natura e cultura.

Di seguito qualche foto, con l’avvertenza che qui più che mai, in quello che fu il fondo della famiglia di quel Quinto Ligario (Ligario –> Legarano) per il quale Cicerone pronunciò una delle sue orazioni più conosciute; qui dove i Gesuati del beato Colombini fondarono un loro convento nel XIV secolo; qui più che mai le immagini (almeno quelle che io riesco a scattare) sono solo una pallida ombra delle cose che ho visto, delle emozioni che ho provato.

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La chiesa, con il campanile e le absidi, dal giardino superiore

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Il portico d’ingresso della chiesa

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La chiesa da una finestra sotto il portico

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Il giardino inferiore, lo stagno

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Lo stagno con il mascherone

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Il giardino inferiore, il muro di contenimento in opus reticolatum. Sullo sfondo la chiesa

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La sala con l’affresco del Giudizio Universale

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Nella volta, il Cristo in gloria con la Madonna, S. Giovanni e gli angeli (musicanti e non)

 

 

 

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