Lo scintillio del mondo

unknownA volte succede. E quando succede non puoi che ringraziare la vita per questa nuova sorpresa. Che poi definire sorpresa la scoperta di uno scrittore, anzi una scrittrice nata quasi cent’anni fa e morta nel 2007 è un po’ bizzarro. Serve quasi solo a definire la tua ignoranza per quello che è: appunto, ignoranza. Ma quando succede e alla fine del racconto resti lì, senza parole, pieno della voce del personaggio che racconta e del mondo che ha creato con le sue parole, desideroso di iniziarne subito un altro, l’unica cosa che puoi fare è ringraziare chi l’ha scritto, chi l’ha tradotto, chi l’ha pubblicato, il libraio che te l’ha venduto. E rimandare la lettura del prossimo racconto a domani, imponendoti di non leggerne più di uno al giorno, perché la gioia non si bruci troppo in fretta. Il libro che sto leggendo è Tutti i racconti di Grace Paley, tradotti da Isabella Zani e pubblicati alla fine del 2018 dalle Edizioni Sur, nella collana Big Sur, con un’introduzione di George Saunders. E tutti i racconti pubblicati da questa incredibile scrittrice (sul sito della casa editrice c’è una bella intervista con lei) nella sua lunga vita sono solo 45. Quarantacinque. E dunque vanno centellinati.

La sorpresa Paley l’ho avuta lunedì mattina. Ero entrato in libreria per ordinare un vecchio libro che non trovo più nel mio casino (dis)organizzato. La sera prima, guardando le scansie piene di libri mai letti, avevo pensato tra me e me: per un po’ meglio non comprare niente e leggere qualcosa che sta già qui. Ma quando sugli scaffali di Calliope (la nostra libreria a Poggio Mirteto, l’unica libreria tra Rieti e Roma) ho visto ben due copie dei racconti di GP ho pensato che era un segno del destino, che dovevo prenderlo. Ne avevo letto un gran bene e dopo aver divorato l’introduzione di Saunders, che dire elogiativa è dire niente, ho attaccato il primo racconto, Arrivederci e grazie. Ero dunque bendisposto ma non ero pronto al vortice di vita e di parole contenute in  quelle tredici pagine (i racconti di GP sono sempre abbastanza corti, a scorrere l’indice, a volte cortissimi). Scrive Saunders: «L’approccio di Grace Paley è quello di costruire una superficie verbale scintillante che non punta tanto a rappresentare il modo in maniera lineare, quanto a ricordarci del suo scintillio. La pura e semplice rappresentazione diretta non è pane per i suoi denti. Anzi, sembra dire, il mondo non ha nessun bisogno di essere rappresentato: é qui, intorno a noi, in ogni momento. Ha bisogno piuttosto di essere amato di più.  O forse siamo noi che abbiamo bisogno di qualcuno che ci ricordi di amarlo e ci faccia vedere come: perché a volte, occupati come siamo a sopravvivere, l’amore per il mondo ci sfugge di mente». Saunders scrive molte altre cose meravigliose di GP, ma questa mi sembra sufficiente non tanto a dare un’idea di quello che si trova aprendo il libro quanto a invogliare ad aprirlo.

Questa non è recensione. Essendo mercoledì, sto per accingermi a leggere il terzo racconto della raccolta (quando avrò premuto il tasto “pubblica” non ci sarò per nessuno per un po’) e non si può recensire qualcosa che non si è letto. È solo un respiro profondo di ringraziamento per il fatto di esserci. Quando succede qualcosa di bello, non ne puoi fare a meno. Non ne devi fare a meno.

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