Il rimpianto d’Eraclito

“Io, che tanti uomini fui, non sono mai stato
colui nel cui abbraccio languiva Matilde Urbach”.

BorgesQuanto mi piacciono questi versi (che hanno come titolo “Le régret d’Héraclyte) con i quali Jorge Luis Borges conclude il suo libro El hacedor (L’artefice) del 1960, attribuendoli a Gaspar Camerarius e suggerendo anche il riferimento bibliografico nelle Deliciae poetarum Borussiae, VII, 16. (Anche se in un’intervista venticinque anni dopo confessò che era tutta un’invenzione e che in realtà si trattava di due versi di suo padre Jorge).

E quanto sono più belli in spagnolo, dove al posto del “languiva” c’è un ben più potente desfallecia, che dà proprio l’idea del mancamento, del venir meno, dello svenimento per un abbraccio colmo di passione…

3 thoughts on “Il rimpianto d’Eraclito

  1. Me piace molto, caro Enrico, che te piacevole la ópera dil nostro grande grande scrittore Jorge Luiis Borges. Lui non ha ricevuto il Nobel solo per la politica di quegli anni di sanguinosa dittatura militare in Argentina. Borges non ha sostenuto i militari, ma dal momento che aveva un discorso che è stato considerato “elitaria” (falso perché ho cantato le due mejnores arrabaleras milonghe, e sono stati Don Jorge Luis Borges, e ha descritto l’atmosfera, alla periferia di Buenos Aires in tempo malevos di gauchos e coltello vita o la pistola in tasca o nella fondina, e le donne in gonne corte e le ambizioni eccessive, con straordinaria passione). Così anche il suo mondo di fantasia, credo che superiore a molti scrittori latino-americani, e sassoni che hanno ricevuto il premio, e non erano metà come bene. C’era anche uno scrittore di lingua inglese è stato relegato motivazioni politiche, ma non ricordo il suo nome, anche se era molto famoso, e lo è ancora. Solo la mia memoria non è quella degli anni precedenti. Gli scrittori argentini di quel tempo mi hanno sempre abbagliato. Julio Cortázar, Victoria Ocampo, Jorge Luis Borges, Julio Cortázar, Leopoldo Lugones, Roberto Arlt,
    e Adolfo Bioy Casares, figure importanti della letteratura argentina. E non potevo lasciare gli eroi della letteratura “gaucho” o, della campagna, José Hernández, Güiraldes, ecc. Purtroppo, le dittature militari hanno distrutto gran parte della cultura e della scienza nel nostro paese. E in quei tempi se non sei emigrato, non puoi pubblicare nulla che abbia “offeso” il regime perché sei stato torturato, ucciso o scomparso. con un po ‘di fortuna, potresti sfuggire all’Europa, al Messico o agli Stati Uniti o in qualche paese confinante dove puoi passare inosservato, perché le dittature del Sud America avevano un filo conduttore da Washington, il famoso “Piano Condor”. Borges non poteva essere toccato perché era famoso in tutto il mondo e apparteneva a una famiglia ben nota con antenati inglesi per uno dei suoi rami. Che l’Accademia Svedese e la Fondazione Nobel venissero bene da loro per non dargli il meritato premio che forse avrebbe dovuto ricevere un paio di volte. Lo chiamavano pro-dittatura e in realtà non era così. E sarebbe stata la fine che i dittatori hanno ucciso un vecchio cieco, uno dei più grandi esponenti della letteratura universale del ventesimo secolo. Abbraccio forte, Enrico Galantini.

  2. L’ho messo in spagnolo, perché l’ho preso in prestito. Ed è un estratto di una nota sugli autori argentini e sulle loro scuole letterarie e culturali. (Escritores argentinos del siglo XX
    de Colo De Zan el 1 de Julio de 2015)
    <>
    Spero di non aver lasciato troppo del contesto della tua magnifica nota, sul mio autore preferito

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