La magia dell’“intervento”

Ci sono cose che non si scordano. Il primo bacio, la prima volta, il magico gol di sinistro al volo del Capitano alla Sampdoria… Oltre a questi “classici”, una delle cose che non scorderò mai finché campo è il primo boccone dell’“intervento”da Baffo a Maccarese.

Andiamo per ordine. Baffo, o Baffone, è stato (ha chiuso nel 2008 o giù di lì, mo’ pare abbia riaperto dal suo posto una pallida imitazione che non credo andrò a provare) un mito per quelli come me. Un ristorante di sola carne (se non ricordo male potevi avere anche un primo di pasta al pomodoro, dei fagioli con la cipolla e un insalata – non ricordo dolci, ma se non li ricordo vuol dire che non erano poi così buoni…) situato su via della Muratella a Maccarese. Entravi , c’era una grande sala con il camino con il fuoco sempre acceso e tanta tanta brace e, davanti al camino un espositore con tanta tanta carne, di tutti i tipi, dove tu sceglievi quella che volevi, ti davano un numeretto e andavi nell’hangar. Come definire in altro modo la stanza lunga lunga dove si mangiava, con le luci al neon, tanti tavoli con le tovaglie di carta e con tanti tanti televisori sempre accesi (televisori che infestavano anche la sala del camino…). Da Baffo il vino era poca roba: un rossaccio abruzzese da due lire. Però potevi portarti il tuo vino…

bistecca-t-bone-1300x867E veniamo all’intervento. Che era un pezzo da due chili e mezzo di carne, se non ricordo male erano filetto e controfiletto assieme, squadernati a libretto e cotti magicamente. Quando chiamavano il tuo numero, tu e i tuoi compagni di godimento vi sbracciavate come tifosi che hanno appena visto segnare la propria squadra e il miracolo si compiva. La carne veniva divisa tra i commensali (almeno sei, di solito, per ordinare un intervento) e il primo boccone di questa meraviglia era una poesia che si scioglieva in bocca. Indimenticabile. Se non l’avete mangiato non sapete di cosa sia capace la carne.

Per gustarlo appieno, una volta, assieme ai miei compagnucci dell’allora cellula segreta dell’Arcigola ci presentammo con un cartone e qualcosa di grandi rossi – bordolesi, brunelli, supertuscans – e ciascuno aveva la sua valigetta con i sei classici bicchieri da degustazione. Furono uno spettacolo nello spettacolo gli sguardi un po’ basiti di quelli agli altri tavoli. Ma quella volta gli interventi (se non ricordo male ne ordinammo due…) trovarono finalmente il partner giusto. E fu godimento al quadrato.

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