La timidezza secondo il professor Del Pinto

Era alto, pelato, dritto come un fuso nonostante i 70 anni e più. Aveva una fossetta sul mento e spesso un luccichio divertito negli occhi che cercava comunque di nascondere. Aveva girato l’Italia in bicicletta durante le vacanze e si diceva lo facesse ancora. Era il professor Vincenzo Del Pinto, il nostro insegnate di materie umanistiche nella sezione B della scuola media all’Istituto Massimiliano Massimo di Roma all’Eur.

Arrivai in prima media nel 1963: avevo dieci anni e qualche mese. L’anno prima avevo «saltato» la quinta elementare, smettendo di frequentare la quarta a febbraio e preparandomi privatamente per l’esame di fine ciclo. Ero troppo bravo per la quarta, sosteneva la maestra e i miei caddero nella trappola. Ci caddi anch’io: era bello non andare più a in classe tutte le mattine, studiare a casa con una maestra tre o quattro volte a settimana. L’esame andò bene: se non fui il migliore poco ci mancò. L’anno guadagnato l’ho restituito con molti interessi in seguito (ma questa è un’altra storia).

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La foto di classe della seconda media (credo…)

Così arrivai in prima media che ero, se non il più piccolo, tra i più piccoli. Del Pinto era esigente, burbero ma anche simpatico, a modo suo. Io poi sapevo di lui anche piccole cose della sua vita privata (che tenevo per me): la domestica dei miei nonni, la Luisa, era stata a servizio a casa Del Pinto e ogni tanto raccontava qualcosa di lui e di sua moglie. Del mio professore delle medie ricordo soprattutto un modo di dire: quando qualcuno non rispondeva a una domanda che lui riteneva facile, batteva forte le nocche sulla cattedra e diceva: siamo timidi, eh?

Sono trascorsi cinquanta e passa anni da quei giorni. Non mi sovviene molto altro. Se non che per il nostro giornalino di classe, che si chiamava Il Massimo minimo, una volta lo intervistai, il nostro professore (evidentemente era nel mio destino fare il giornalista). Cuore dell’intervista, per quel che posso rimembrare, i suoi viaggi in bicicletta nell’Italia degli anni 20 e 30. Flash: l’emozione provata arrivando finalmente, dopo una lunga pedalata, al Campo dei Miracoli di Pisa, con la Torre e le altre meraviglie che la circondavano.

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