Mamma mia il Lamarein

Avere problemi ai denti (ponte smontato, molare bucato per far sfogare l’ascesso sottostante, gengive infiammate  e chi più ne ha più ne metta) mi impedisce di mangiare cibi solidi. Non mi impedisce però di bere.

Così oggi ho dato seguito alla decisione di poche settimane fa di esaurire i vini vecchi che giacciono da dieci anni e più nella grotta. E per tirarmi su il morale oggi è toccato al Lamarein 2003, il vino top di Josephus Mayr, fatto con grappoli di Lagrein appassiti, un po’ tipo Amarone.

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Scuro scuro scuro – io avrei detto nero, esagerando un po’ – in una recensione appassionata sull’annata 2007 ho letto: “Indescrivibile il colore, è quasi un maelstroem di melanzana cangiante, così cupo che ti ci perdi all’istante”, al naso e poi in bocca è vino-frutto per eccellenza. Incredibile (per una descrizione immaginifica di odori e sapori leggete ancora la “recinzione” di cui sopra). Tondo. Perfetto. Non diresti mai che ha 13 anni. Peccato averne solo una bottiglia.

Anche il mal di denti passa in secondo piano.

P.S. Appena aperto ho telefonato a Diego A., che me l’aveva regalato una decina d’anni fa, per ringraziarlo. Lo ringrazio anche da queste pagine.

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