La chiesa nella roccia

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Quando entri, a destra c’è questo. Un tempietto che riproduce (o meglio s’ispira a) quello costantiniano del Santo Sepolcro a Gerusalemme. Solo che, a ben vedere, non è “costruito”, è scavato nella roccia. Quando allarghi lo sguardo (nota bene: questo è un artificio narrativo a uso e consumo di chi legge, ché quando si entra nel luogo di cui sto parlando la visione è tutt’altra…) ti accorgi che questo tempietto è inserito in un abside assai grande, alta una quindicina di metri.

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Un’abside anch’essa scavata nella roccia, che ingloba e protegge la “copia” del Santo Sepolcro. E se alzi un po’ il punto di vista, ti accorgi che

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sopra l’abside c’è una specie di matroneo anch’esso scavato nella roccia, sotto un soffitto alto circa venti metri.

Quando uno pensa a una chiesa scavata nella roccia, pensa a un luogo angusto, pensa a quelle cappellette delle catacombe romane dove entrano a malapena una quindicina di persone, dove manca l’aria, per non parlare della luce. Qui non è così.

“Qui” è la chiesa trogloditica di St. Jean ad Aubeterre-sur-Dronne, che abbiamo visitato nel corso del nostro tour del Perigord quasi un mese fa. In realtà Aubeterre non è più nel Perigord, è nel sud della Charente, il dipartimento a nord di Bordeaux, ma in tutte le guide è una sorta di appendice del Perigord. Figura nell’associazione che raggruppa i più bei villaggi di Francia e ci sta a pieno merito, con i suoi monumenti, le sue strade e le case nella bella pietra bianca locale. Ma torniamo alla chiesa scavata nella roccia.

Già nell’VIII secolo qui c’era un edifico di culto, che aveva  allargato la cavità naturale, come testimonia un fonte battesimale che potete vedere in primo piano nella seconda foto. Ma è nel XII secolo che il  signore locale, Pierre de Castillon, tornato dalla prima crociata carico di reliquie, decide di ampliare il sito precedente e di farne una nuova maestosa basilica. (Lo stesso Castillon aveva già fatto realizzare a St. Emilion una chiesa scavata nella roccia, l’attuale cripta della cattedrale, ma poi, cacciato da quel paese, evidentemente volle replicare in tono maggiore l’impresa nel suo feudo). La chiesa di St. Jean misura ventisette metri di lunghezza per sedici di larghezza (e venti d’altezza!) il che ne fa la più grande chiesa trogloditica d’Europa.

L’impatto, quando si entra, dal lato lungo della navata, è potentissimo. Con quella

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parete altissima e le due colonne ottagonali (ce ne dovevano essere altre prima dell’ingresso attuale, ma nel corso dei secoli gli eventi naturali e la mano dell’uomo hanno fatto del loro peggio…) che fanno trattenere il respiro. Quando s’alza lo sguardo balza subito agli occhi il ballatoio che fiancheggia tutta la navata. E quando si sale ci si rende conto meglio delle dimensioni del tutto.

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Per averne un’idea, quella figurina che fa “ciao” con la mano nell’apertura dell’archetto in fondo è Daniela, mentre nella foto qui sotto (l’unica che non è mia) si vede l’ingresso dalla balconata (e anche il fonte battesimale). Dal ballatoio c’era anche un passaggio che univa la chiesa al castello sovrastante, adesso chiuso ma probabilmente ancora agibile.

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Ultima chicca, la cripta, scoperta nel 1961 quando un camion, manovrando all’esterno della chiesa, ne fece crollare parzialmente il tetto. È un locale lungo e stretto che ricorda un mitreo e di cui ancora non si sa molto.

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Ma Aubeterre non è solo la sua chiesa nella roccia (che da sola, varrebbe la visita). Ad Aubeterre c’è anche la chiesa di St. Jacques, abbondantemente rimaneggiata nel corso dei secoli all’esterno e all’interno, ma che ha conservato intatta (a parte i segni del tempo) la bella facciata romanica.

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St. Jacques, il portale sinistro

Aubeterre è piena di belle vie tranquille

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e c’è una piazza centrale che invita all’ozio e alla serenità, a caffè e croissant la mattina leggendo i giornali e a belle cene serali innaffiate da un buon vino del vicino bordolese…

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Ho anche trovato un bell’affittacamere nella parte alta del paese. Mi sa che l’anno prossimo qualche notte ad Aubeterre-sur-Dronne ce la passeremo…

 

 

2 thoughts on “La chiesa nella roccia

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