La diva e l’arcobaleno

Di Josephine Baker sapevo poco o nulla: le Folies Bergère, il gonnellino con le banane, il corpo statuario, l’Età del Jazz a Parigi. Poco o nulla insomma. Ma nel Perigord nero, quasi sulle rive della Dordogna e a pochi chilometri da Sarlat-la-Caneda, uno dei centri più pittoreschi della regione, c’è un castello in cui tutto parla di lei, di quella donna davvero straordinaria che è stata Josephine Baker.

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Il castello, oggi

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Un pezzo dei giardini. Adesso stavano rifacendo il giardino alla francese

Chateau-1898

Il castello nel 1898

Il castello si chiama Les Milandes, sta nel comune di Castelnaud-la-Chapelle, è stato costruito alla fine del 1400, ma poi rifatto e ampliato all’inizio del secolo scorso. La Baker, lo affittò all’inizio degli anni 40 per comprarlo nel 1947 ed esserne poi cacciata nel 1969, quando, travolta dai debiti, non riuscì più a far fronte alle spese che una dimora del genere (e tutto ciò che le girava intorno) comportava. Si barricò davanti alla porta della cucina ma non servì a niente. L’aiutò Grace Kelly, la principessa di Monaco, che le trovò dimora a Roque Brune, in Provenza.
Si era ritirata a vita privata a metà degli anni sessanta (era nata nel 1906) ma tornò sulle scene più volte, sempre per cercare di mettere delle toppe ai debiti che la strangolavano. L’ultima rentrée fu nel 1974. E fu un successo clamoroso. L’ultim0 spettacolo fu al Bobino a Parigi, l’11 aprile. Il giorno dopo la trovarono morta per un’emorragia cerebrale.

josephine-baker-racismeDonna straordinaria, dicevo. Non  solo come artista – è stata uno dei simboli di un’epoca – quanto per  la sua umanità e il suo non tirarsi mai indietro. In prima fila, sempre, nella lotta al razzismo, durante la guerra s’impegnò nella Resistenza fino ad ottenere la Legione d’onore.

famille-josephine-bakerAdottò tanti bambini, alla fine furono dodici, di tutte le razze e di tutti i colori, fino a chiamare la sua famiglia “la tribù dell’arcobaleno”, parlò accanto a Martin Luther King nella Marcia su Washington del 1963 (vedi la foto sopra), organizzò fino dagli anni 50 delle serate antirazziste nel Villaggio del Mondo, che gravitava attorno alla sua dimora (nel periodo di maggior splendore tutto il complesso turistico che aveva messo in piedi dava lavoro a 350 persone).

Gli attuali proprietari hanno puntato molto su di lei per rilanciare il turismo e nel castello, dove ovviamente è vietato fotografare, c’è la sua storia, i suoi vestiti di scena (anche il famoso gonnellino con le banane…) tante foto, alcune stanze come le aveva arredate lei.

Girarci dentro è stata davvero una bella esperienza, una scoperta continua. Una diva, un mito, una persona stupenda. Una vita, quella di Josephine Baker, che è già di suo la sceneggiatura di uno splendido film.

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