La mano

Siamo appena rientrati da un weekend durante la settimana, se così posso definirlo, a Madrid. “Primo motore” del viaggio, la mostra al Prado di Georges De La Tour: stupefacente pittore, mostra bellissima (una delle più belle che abbia visto nella mia ormai non proprio breve, ahimè, vita), una mostra che devo ancora ruminare ma della quale scriverò prossimamente (e immodestamente, visti i miei scarsi titoli per farlo).

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Abbiamo passato tre giorni d’arte, sole e cibo in una città che non definirei bella ma, sì, estremamente easy e accogliente. Con almeno due musei, il Prado e la Fondazione Thyssen-Bornemiza, assolutamente esagerati, nelle dimensioni e nei contenuti. Ho scattato tante foto (tranne al Prado dove è proibito) e qualcuna la pubblicherò.

Comincio con questo ritratto d’uomo di Francesco del Cossa, quattrocentesco pittore ferrarese, in mostra al Thyssen -Bornemiza. Un ritratto molto bello, di grande spessore anche psicologico, in cui l’occhio alla fine casca giocoforza su  quella mano (che regge un anello) in primo piano che esce dal quadro. Un “trucco”, se non ricordo male, molto utilizzato dai grandi pittori fiamminghi del primo Quattrocento, qui eseguito con un virtuosismo decisamente notevole (con quel mignolo che introduce un piano ulteriore di profondità).

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Amo i ritratti. Più passa il tempo e più sono una delle forme che più apprezzo nell’arte figurativa. A Madrid ne ho fatto una vera e propria feconda indigestione.

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