Aspettando la ragazza giusta

Doveva uscire un paio d’anni fa, ma l’autore ha non ce l’ha fatta a finirlo in tempo (blocco creativo dovuto alla fine di una lunga storia: anche gli scrittori sono umani…). Adesso la deadline dovrebbe essere il 2016, ma già si dice che si arriverà al 2017. Non resta che attendere fiduciosi. Perché un nuovo romanzo di Vikram Seth, l’autore di Una musica costante (An equal music), Il ragazzo giusto (A suitable boy) e Due vite (Two lives), è comunque un avvenimento. Seth si era impegnato con la Penguin a scrivere A suitable girl, in qualche modo il seguito (anche se ambientato tanti anni dopo: sarà un jump sequel, insomma) del suo bestseller indiano. Adesso l’editore dovrebbe essere la Orion Books, che già aveva pubblicato Il ragazzo giusto in inglese.

Vikram-Seth_getty

Vikram Seth

Personalmente ho amato tantissimo le vicende delle famiglie Mehra e Kapoor, in un libro interminabile (nell’edizione italiana Corbaccio sono oltre 1.600 pagine) ma che una volta che sei entrato dentro ti avvolge e ti coinvolge, diventa la tua casa e la tua famiglia, tanto che quando lo finisci ti senti orfano, solo e abbandonato. E dunque attendo, fiducioso, la ragazza giusta…

Nel frattempo Seth ha pubblicato un libriccino di poesie, Summer requiem. “Poetry is there to console, amuse or enlighten. Yes, it is true that you are more likely to write when things are bad and, yes, I have had many periods of darkness” ha dichiarato lo scrittore in occasione dell’uscita del volume. Eccone una, che ha per titolo Can’t, che ci parla proprio di questo “periodo oscuro”.

I find I simply can’t get out of bed.
I shiver and procrastinate and stare.
I’ll press the reset button in my head.

I hate my work but I am in the red.
I’d quit it all if I could live on air.
I find I simply can’t get out of bed.

My joints have rusted and my brain is lead.
I drank too much last night, but I swear
I’ll press the reset button in my head.

My love has gone. What do I have instead? –
Hot-water bottle, God and teddy bear.
I find I simply can’t get out of bed.

The dreams I dreamt have filled my soul with dread.
The world is mad, there’s darkness everywhere.
I’ll press the reset button in my head.

Who’ll kiss my tears away or earn my bread?
Who’ll reach the clothes hung on that distant chair?
I must, I simply must get out of bed
And press the reset button in my head.

È una villanelle (da non confondere con una villanella). Sono entrambe forme metriche “musicali”, legate alla canzone in qualche modo. Ma la villanelle anglo-francese nasce circa un secolo dopo (nella prima metà del ‘600) ha questo impianto assai rigido (19 versi, cinque terzine e una quartina, gli ultimi versi che si ripetono alternativamente). Un impianto rigido che però spesso sfida e aiuta il poeta (e anche il lettore, devo dire). Scrittori come Dylan Thomas o come Sylvia Plath hanno accettato la sfida. E lo stesso ha fatto anche W.H. Auden

 

 

 

 

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