Dentro il libro con le mappe

“Erano arrivati a una rotonda, con un po’ di posti per parcheggiare lì vicino. Rebus fermò l’auto. L’acqua sembrava un po’ agitata, la spiaggia coperta di ciottoli, alghe e conchiglie. C’erano gabbiani in alto, che volteggiavano meglio che potevano. C’erano macchine parcheggiate ma nessun segno di vita in esse. Poi, lontano alla sinistra, proprio al di là di un faro, Rebus vide delle sagome in piedi sull’orlo della spiaggia”.

Questa descrizione è a pagina 243 di Standing in another man’s grave, il giallo che segna il ritorno di John Rebus e che è uscito poche settimane fa anche in Italia con il titolo Corpi nella nebbia (la traduzione del brano, un po’ povera,  è mia, visto che sto leggendo il libro sul kindle in inglese).

Non scrivo questo post per parlare del libro (peraltro bello e fino a questo punto – sono a due terzi della lettura – decisamente all’altezza delle vecchie prove dell’ispettore scozzese: mio fratello direbbe che è “un diesel”, un romanzo lento a entrare in azione ma che poi ti prende e non ti molla più…). No, quella cui di cui vorrei parlare è l’esperienza multimediale di un lettore moderno – il sottoscritto – che, alle prese con un plot che si svolge nell’estremo Nord della Scozia (terra che immagino bellissima ma che non ho mai frequentato, purtroppo), cerca ausilio nelle mappe di Google per mettere meglio a fuoco i luoghi e la vicenda. E in questo le Maps sono state assai utili. Fino ad arrivare, alla scena che ho riportato all’inizio. Nella quale Rebus e la sua collega Siobhan (si legge Scivòn) Clarke, momentaneamente tagliati fuori dall’indagine, decidono di prendersi un “day off” e di andare a vedere i delfini da una lingua di terra che si sporge nel mare non lontano da Inverness.

Letta la frase che ho cercato di tradurre, ho messo le indicazioni di dovere sulle Maps. Digitato “Chanonry Point”, piano piano si sono materializzate le immagini che potete vedere qua sotto. Proprio come in uno di quei film in cui si parte dall’immagine della terra dall’alto per arrivare con un’inarrestabile zummata fino al cuore della scena.

dolphinsdolphins2dolphins3Se avete la bontà di cliccare su quest’ultima immagine e poi rileggete il testo di Ian Rankin (avevo dimenticato: questo è il nome dell’autore della saga Rebus…) beh, la sensazione (almeno per me) è stata quella di venire immerso nel libro. Mi sembrava di essere sulla punta Chanonry, con il vento che soffiava forte dal mare, i gabbiani che volavano alti e, chissà, in lontananza magari anche i delfini che giocavano nell’acqua. Tanto che, guardando le sagome in piedi all’estremità della spiaggia, mi sono chiesto: “Chissà quali di queste sono Rebus e Clarke?”. E poi: “Quale sono io?”

 

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