Arrovellarsi così

Il 25 maggio del 1968 era un sabato. Avevo da poco 15 anni e come quasi tutti i sabati ero andato da Ricordi a Piazza Venezia per sentire qualcosa di nuovo. Ero un cliente affezionato e Betty, la capocommessa, mi dava senza problemi gli ultimi 45 giri da sentire nella cabina con il giradischi. Di solito ci andavo con il mio amico Eugenio, ma quella volta chissà perché ero solo.

All’uscita notai una ragazza fuori, appoggiata al muro. Di lei ricordo solo i capelli, lunghi, biondo rossicci, e la figura snella. Pensai che era carina e mi misi a parlare con lei. Stava lì aspettando un ragazzo che avrebbe dovuto portarla al concerto di Jimi Hendrix al Brancaccio, ma lui non arrivava. Le tenni compagnia chiacchierando del più e del meno, e intanto mi arrovellavo se “provarci” o meno. Mi arrovellai un po’ troppo e così non seppi mai se ci sarebbe stata o se mi avrebbe mandato a cagare (direi comunque la seconda delle due). Lui non arrivava, infatti, e lei a un certo punto si stufò di aspettare e se ne andò.

Io mi stavo ancora arrovellando…

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