Tre tramezzi

Oggi è la giornata dei ricordi di scuola. E l’oggetto di questo ricordo è lo “spuntino” nella pausa di ricreazione, quella dopo la seconda ora, quindi verso le 10 e 30. La “scena del crimine” è l’Istituto Massimiliano Massimo all’Eur. Suonava la campanella e un’orda di ragazzini di tutte le età, dagli undici ai diciotto, si lanciava verso il bar oppure verso uno dei due o tre punti aggiuntivi dove veniva venduto sollievo agli stomaci famelici: cornetti, pizzette (quelle tonde tipo fornaio, già piegate in due in una bustina di carta subito un po’ unta) e soprattutto tramezzini. “Pasquale, tre tramezzi”, era l’urlo che diventava quasi subito coro al bar.

Quando facevo la prima media (anno 1963) un tramezzino a scuola costava 60 lire. Per tre tramezzi, quindi (la dose minima: è noto che i tramezzini sono come le ciliegie, uno tira l’altro…), te la cavavi con 180 lire.Ma l’anno dopo ci fu un aumento di dieci lire (il 16,5 per cento) e si arrivò a ben 70 lire a tramezzino; tre tramezzi, 210 lire. E quelle dieci lire oltre le 200, chissà perché, le ricordo come un bel problema…

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