Stampellando per Roma

Un tempo conoscevo Roma abbastanza bene, soprattutto il centro. Oggi dopo sette anni di campagna evidentemente la conosco meno.

I fatti: dovendo fare un salto a piazza della Torretta per lasciare delle ricevute alla Casagit, imbocco il lungotevere con la certezza che, tanto, un posto per il Qubo non lo troverò mai. E invece all’altezza di S. Giovanni dei Fiorentini uno se ne va proprio mentre io arrivo e zac, rapida manovra e parcheggio.

Scendo, acchiappo la mia stampella e parto tutto contento. Solo che la strada era molto, MOLTO più lunga di quanto ricordassi. E la mia andatura molto, MOLTO più lenta e disagiata di quanto pensassi. Due congiuntivi che ho pagato caro. Me ne sono reso conto quando sono sbucato all’incrocio tra via dei Coronari e via di Panico. Lì ho capito che forse avevo fatto una cazzata. Ma quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare. E zoppicando zoppicando sono arrivato a piazza della Torretta, facendo un po’ il turista.

Passando per l’Arco dei Banchi ho visto un bellissimo ficus in vaso che sembrava crescere davanti ai miei occhi.

Il megaficus all’Arco dei Banchi

Dopo un po’, arrivato ai Portoghesi, ho alzato gli occhi (e l’Iphone) verso gli angioloni con la tromba.

 

 

 

 

 

 

 

Incrociando  via della Scrofa ho avuto la tragica sorpresa di vedere che non c’era più Volpetti, quel Volpetti dai supplì sostanziosi e saporiti e dalle frittelle di mela che mi era stato “insegnato” da mio fratello Angelo quando, negli anni settanta, lavorava all’Avanti!, a vicolo della Guardiola. Adesso al suo posto c’è un ristorante che si chiama Le Segrete (dove più che probabilmente non mi vedranno mai).

Alla Casagit ho fatto la mia buona fila (era l’ultimo giorno utile per lasciare le ricevute dello scorso trimestre) e ne ho approfittato per pagare Stampa Romana e Ordine. Poi ho fatto anche un salto a guardare le vetrine di Maesano a Fontanella Borghese, dove ho visto degli shetland dai colori simpatici e assai a buon mercato.

Tornando sono passato dal vicolo del Divino Amore, ho visitato la chiesetta (bella) e ho fotografato il portone del numero 22, dove abitava Caravaggio e che il pittore scelse come fondale per la tela della Madonna dei Pellegrini, che si trova lì a due passi nella chiesa di S.Agostino. Era una casa su due piani e quando Caravaggio la lasciò la padrona rimase di sasso quando vide, nella stanza al piano superiore, il soffitto sfondato per fare entrare un fascio di luce e creare gli effetti che poi il Merisi avrebbe riprodotto sulle tele.

La Madonna dei Pellegrini

IMG_1756

Vicolo del Divino Amore 22, oggi

E poi, zompettando zompettando, sono tornato fino ai Fiorentini, fendendo folle di turisti con i loro trolley e le bocche aperte davanti agli scorci ineguagliabili di quella parte della città. Un padre indicava ai figlioletti gli angioloni dei Portoghesi ammonendoli a guardare anche in alto, non solo davanti a sé. Ho incrociato Gianni Rivera con una signora che qualche anno fa doveva essere davvero bella (e che non si rassegnava al atto che il tempo passa, anche se forse avrebbe fatto meglio a farlo).

E quando alla fine sono salito in macchina, subito un’altra vettura si è fermata dietro me. Signori, si cambia.

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