Sentiero notturno

Questa è la storia di un ragazzino di 13 anni. Doveva essere la fine del 1966 o l’inizio del 1967. Lui aveva ottenuto la libertà e la libertà aveva l’aspetto di una cameretta lunga due metri e mezzo, larga meno di due. Era stata la stanza della donna di servizio, ma, ora che la scelta dei suoi era stata per una domestica a ore, non aveva dovuto insistere molto per farsela dare e lasciare la coabitazione con il fratello maggiore. I suoi gliel’avevano arredata con un mobile con il letto a scomparsa e annessa libreria, dove avevano trovato posto i suoi dischi e il giradischi, un Philips mono con il cambiadischi e la possibilità di ripetere all’infinito la stessa musica, lo stesso album o anche lo stesso 45 giri.

La libertà voleva dire anche, quando era ora di andare a letto, poter leggere fino a quando il suo corpo resisteva. C’erano ben quattro porte e una decina di metri tra lui e le stanze dei suoi genitori, di suo fratello e di sua sorella. E alla lettura poteva accompagnare anche l’ascolto, a basso volume ma poi non troppo, della musica, di tanta musica.

Una sera il nostro –  si fa per dire – eroe si mise in pigiama, prese un libro che aveva carpito nella biblioteca di suo padre, Gran Canaria di A.J.Cronin, e cominciò a leggere dopo aver messo sul piatto l’ultimo 45 giri di Simon and Garfunkel, appena comprato, con tanto di funzione repeat, all’infinito se necessario.

il lato A era una ballata struggente che si intitolava “The dangling conversation”. Il suo inglese assolutamente scolastico gli faceva intracapire una parola ogni tante, ma sembrava una canzone d’amore, bella come la storia che prendeva corpo tra le pagine di Cronin. Che importa se adesso, a distanza di quarantacinque anni, lui sa che il testo, ironico, racconta la storia di un amore ormai finito tra due intellettuali, un lui e una lei, che citano i propri poeti preferiti, ironizzano sul teatro e la psicoanalisi,  ma non riescono più a entrare in nessun modo in contatto tra di loro?

Quella notte lì, mentre legge Gran Canaria,  “The dangling conversation” per lui è una canzone d’amore che si lega indissolubilmente al “profumo delle zagare”, il profumo che usava l’eroina del libro e che, nell’ultima pagina o giù di lì, ribalta la fine, triste, annunciata nelle pagine precedenti, l’amore impossibile e vinto da una realtà arcigna.
Il protagonista di Gran Canaria infatti rientra a casa e ad accoglierlo c’è, sottile ma penetrante, quel profumo. Il profumo della prossima felicità. Il profumo delle zagare, il profumo di lei che è tornata, mentre fuori la luce annunciava l’inizio di un nuovo giorno e la notte se ne era andata nella lettura, con quel magico sottofondo musicale.

E da allora quel ragazzino, ogni volta che ascolta quella canzone, o solo se ci pensa, non può fare a meno di pensare al libro, anche se negli anni la storia e i dettagli sono scivolati via via dalla sua memoria. Ogni tanto pensa che dovrebbe tradurre la canzone di Paul Simon. Il titolo ce l’ha già: “Il profumo delle zagare”. Ed è anche metricamente quasi compatibile.

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