Pane, mortadella e lambrusco, dopo il volo

Ieri sera, prima di finire per terra in una gara con lo scooterone a chi andava più lontano – e la gara l’ho vinta io che sono più leggero, ma non di molto – stavo pensando che avrei voluto scrivere qualcosa sul pane che ho comprato martedì. Anzi, più esattamente sul panino con la mortadella che mi sarei fatto di lì a poco – per favore, non dite niente alla cardiologa… – accompagnandolo con un bicchiere o due di Otello, il “Nero di lambrusco” della casa vinicola Ceci che mi sono regalato nel viaggio a Parma, un paio di week end fa.

Il pensiero (non del post, ovviamente, ma del panino) mi è tornato in mente e mi ha sostenuto mentre, a velocità ridotta, facevo gli ultimi chilometri verso casa nella notte buia e fredda, controllando la spia della temperatura del motore che saliva piano piano verso il rosso (chissà se lo Scarabeone è recuperabile, e se ne vale la pena…). Sia come sia, sono arrivato e, ferito com’ero nell’orgoglio e nella chiappa destra – un pochino gonfia per la botta –, mi sono consolato col paninazzo di cui sopra, accompagnato, oltre che dal vino, da una splendida scarola ‘mbuttunata (Daniela si è superata) e da un po’ di pecorino di fossa con la gelatina di Marianna.

Stamattina, pesto ma un po’ rinfrancato dopo un bagno caldo di acqua e sale, mentre ascolto un cd con i best di Peter Paul & Mary, vorrei raccontare del pane che Diego mi ha fatto scoprire l’altro giorno, arrivando alla riunione che avevamo con questa busta da cui usciva un odore celestiale da “pane di una volta”. Dunque, si tratta di un pane calabrese di grano duro  che si trova un negozietto di Via Catanzaro (che si chiama Calabria.doc, anche se l’insegna dice “Mozzarella di bufala campana”, e si trova sulla destra venendo da via Catania, poco dopo l’incrocio con via Padova – un negozietto che raccomando vivamente anche per le altre prelibatezze che offre), un pane che fanno venire direttamente dalla punta dello Stivale il martedì e il venerdì. È, come vedete nella foto, un pane bello scuro, come i migliori Lariano, ma un po’ più “tamugno” (se ricordo bene il significato di questa bella parola che credo emiliana e che dovrebbe voler dire “tosto”, “sostanzioso”). Il classico pane con una personalità spiccata, di quelli che invecchiano bene ma che sono troppo buoni per arrivare a invecchiare. E che si sposa bene con tutto, figuriamoci con la mortadella, con la quale intrattiene un bel duetto, non limitandosi a un accompagnamento prono, come fanno troppi pani.

Per finire, due parole sull’Otello. Anche qui devo dire che il mio mentore, non sull’Otello ma sul lambrusco, è il buon Diego, che mi ha fatto amare questo vino, a torto considerato per molto tempo un prodotto di serie b, magari anche perché anche chi lo produceva – o quantomeno la maggior parte di loro – lo considerava di serie b.

L’Otello ha un colore fantastico, quasi viola, una schiuma quando lo versi che promette bollicione (non è un refuso) in gola, un sapore che è frutto puro. Certo, davanti al pecorino di fossa scompare (sorte del resto che condivide con tanti vini) ma con i salumi fa la sua porca (è proprio il caso di dirlo) figura. Non è un caso che abbia avuto premi e menzioni a iosa. Li merita tutti.

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