La pizza come piace a me

Dalle mie parti (la bassa Sabina) più che la qualità, a tavola, conta la quantità. Per carità, poi quasi ovunque si mangia mediamente bene, se piacciono – come a me piacciono – le cose tradizionali cucinate in modo tradizionale: le fettuccine con i funghi porcini, le braciole, l’abbacchio a scottadito (questo in verità a me non piace, chi mi conosce lo sa, ma è un must in tutto il Lazio…). E così se uno cerca una cucina un po’ diversa, diciamo di ricerca, meglio che cambi zona. Ci ha provato per qualche anno un bel ristorante a Castel S. Pietro, “Il re burlone”, che poi però si è dovuto arrendere alla dura realtà dei fatti e ha chiuso.

Adesso c’è un nuovo agriturismo a Poggio Mirteto, che si chiama “Ortobio”, che prova a fare qualcosa di un po’ diverso a chilometro zero e che mi gusta non poco (ma ne parlerò un’altra volta, magari la prossima volta che ci andiamo).

Oggi voglio invece accennare al posto dove mangio la pizza come piace a me. E come raramente ne trovo. Il posto si chiama “La Badiola“. Si trova in uno dei casali che stanno accanto all’abbazia di Farfa (poco più in basso del parcheggio e dell’ingresso dell’abbazia) e dove si mangia, come ristorante, nel pieno mainstreaming sabino di cui parlavo prima.

Ma assieme al ristorante c’è anche la pizzeria. E qui siamo a livelli eccellenti.

La mitica pizza “Fumo”

Sempre secondo me, è ovvio. Perché a me piace la pizza bassa, morbida e croccante assieme. E se possibile asciutta sotto. Che è esattamente com’è la pizza della Badiola. Dev’essere l’impasto, o la lievitazione, o tutte e due le cose assieme. Fatto è che il risultato non mi delude mai. I modi in cui la pizza viene “vestita” sono tutti quelli tradizionali. In più c’è la pizza Fumo, una delle mie preferite, in bianco con provola affumicata e speck, e quella del Capitano – solo per pervertiti –, margherita con tonno olive e carciofini.

È una delle abitudini che rassicurano, quella di andare la sera durante la settimana (quando ci siamo solo noi e altri due tavoli al massimo) alla Badiola, anche se devo ancora superare lo shock dell’assenza di Antonio, cameriere lunare e un po’ surreale, che è andato a cercare fortuna a Roma.

Il conto, ovviamente, è anch’esso alla sabina: per due pizze e due verdure aglio olio e peperoncino (dimenticavo: qui ripassano verza, cicoria e broccoletti in una maniera “ignorante” che è una vera festa per naso e bocca) con un quartino di rosso e un litro di minerale, si spendono ben 25 euro.

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