Virale come la grandine

Se scrivi sui social è perché in fondo scrivere ti piace e dunque chi se ne frega se a leggerti sono sempre i soliti venticinque scappati di casa (come te). Sottosotto però non ti dispiacerebbe se fossero di più a farlo e quando vedi il successo mediatico di figuri e figure che di notevole sembrano avere solo i tatuaggi, allora parti con le giaculatorie su questo mondo che ormai non capisci più (come se l’avessi mai capito…).  

Ciò premesso non c’è dubbio che resti un po’ di sasso quando ti rendi conto che un piccolo reel, da te girato al riparo della veranda mentre fuori imperversava una grandinata potente, e pubblicato su IG e FB a futura memoria, raggiunge prima le diecimila, poi le trentamila e la mattina dopo supera le sessantamila visualizzazioni, la stragrande maggioranza su Facebook.

Screenshot

Ti interroghi un po’ (solo un po’) sul perché. Ma la risposta è facile, in fondo. Primo c’è il fatto che i reel tirano più dei post (tradotto: le immagini in movimento hanno più seguito delle parole). Poi c’è il fatto che quelle breccole che cadevano dal cielo a ritmo crescente, rimbalzando sul pavimento del terrazzo, sono un piccolo evento (chissà se lo saranno tra qualche tempo, ma questa è un altro problema…). E l’algoritmo quello privilegia.

Insomma puoi anche scrivere una cosa splendida, ma leggere è roba da affezionati, magari anziani. L’evento è tutta un’altra cosa… 

https://www.facebook.com/reel/1098703702487907

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