La vena profonda

La valle del Farfa, nel punto in cui viviamo, è chiamata i Pantani. E infatti sei-settecento metri verso Nord c’è una piccola area di palude, che fiancheggia il corso del fiume, rispetto al quale è più bassa e viene dunque riempita dalle piene. In questa piccola palude vivono nutrie, vanno a bere i cinghiali, si fermano gli uccelli di passo.

Anche più a Sud, a circa trecento metri da casa, c’è un’altra area umida. Che però è più uno stagno che una palude e ha origini diverse. Me ne ha parlato una volta un vecchio signore di Montopoli (di cui non ricordo il nome), che ha casa e terreni in questa zona. Arrivavo da una passeggiata sul fiume, lui stava vicino a un boschetto di sua proprietà, accanto al quale passavo per tornare sulla strada del canale. Ci siamo messi a chiacchierare e lui, che era nato negli anni trenta e conosceva bene la storia del suo paese, mi raccontava che quella zona, negli anni  sessanta-settanta, è stata un’enorme cava di breccia a cielo aperto per i palazzinari romani. ( E in effetti, se fate la strada che dalla centrale elettrica va verso la via Caprareccia, a sinistra si possono vedere degli alberi che sembrano affiorare dal terreno: se ci si avvicina si vede che nascono in buche profonde una decina di metri, vecchie cave di cinquant’anni fa.)

Ma una volta, scava che ti scava – mi raccontò il vecchio signore nella sua salopette bianca –, gli escavatori s’imbatterono, liberandola, in una vena d’acqua così potente, così ricca che non potè essere arrestata in nessun modo. Di lì nacque una specie di stagno che d’estate è diviso da una lingua di terra (che d’inverno viene sommersa)

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da cui parte un ruscello che scorre per un paio di chilometri accanto al Farfa, per poi confluirvi. Mi ero sempre chiesto come nascesse questo secondo corso d’acqua accanto a quello principale, un fiumiciattolo assai ricco d’acqua; quel giorno ebbi la risposta. Mi sono chiesto spesso anche quale fosse il punto, nello stagno, in cui la vena sotterranea viene fuori; ieri credo di avere trovato la risposta anche a questo quesito. Ho visto infatti un punto in cui c’è una corrente sensibile, mentre intorno è tutto immobile.

Questa corrente piccola dà il via a un corso d’acqua ricco e pittoresco (vedi qui sotto)

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che qualche centinaio di metri più in là del posto in cui ho scattato questa foto, dove c’è una prima confluenza, si unisce definitivamente al Farfa.

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