Dentro un frattale

Ieri mattina, poco dopo le 8 del mattino, mentre passeggio con Chicca all’improvviso il rumore del vento: uno stormo di storni ci passa sopra, volano fitti fitti, che ti chiedi sempre come facciano a non sbattere l’uno con l’altro. Da qualche giorno ogni mattina è così. Quando gli storni riposano sui prati, i prati sono neri, poi al minimo rumore – al mio aprire la finestra e poi le persiane, ad esempio – volano via con un frullar d’ali che sembra una folata di Simùn. E da lontano formano frattali che, se ci stai proprio sotto, quasi dentro, sono solo un brulichio di ali.

Il giorno prima, nello stesso posto e alla stessa ora, avevamo avvistato altri pennuti.

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Qui lo stormo, piccolino, era di anatre. E non andavano random, ma, con la caratteristica formazione a V, volavano in direzione Sud, verso il caldo, verso l’Africa. Non ricordo se ci fosse anche la solita ritardataria che arrancava a qualche decina di metri di distanza per raggiungere il gruppo. Ma lo stormo comunque pistava. Oh, se pistava…

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