E alla fine il Tullianum

si La prima volta che ho letto del Tullianum è stato sulle pagine di un libro della prima metà dell’800, i Monumenti Sabini di Giuseppe Antonio Guattani, nel Tomo II, edito dalla tipografia di Crispino Puccinelli a Roma nel 1828. E scannerizzato per tutti da Google Books (che Dio li benedica).

Nel libro di Guattani al monumento,  che si trova vicino a Cantalupo, sono dedicate poche pagine e una tavola di Ludovico Prosseda, questa

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Oggi ovviamente le cose sono ben diverse, tanto che la prima volta che sono passato in macchina accanto al monumento non l’ho visto (questo, ovviamente, non vuol dire nulla…). La strada passa sotto ai resti romani che sono tutti ricoperti di alberi e arbusti e, da sotto, non mostrano certo l’imponenza che dovevano avere ancora duecento anni fa.

Leggo sul sito del Comune di Cantalupo. «Il complesso archeologico del Tulliano, situato tra Cantalupo in Sabina e Selci, dista circa 2 chilometri dal centro, ed è fiancheggiato dai resti di una “villa rustica” di età adrianea, appartenente, secondo l’opinione comune, a Marco Tullio Cicerone. La villa si estendeva su un’area di ben due ettari sull’intera collina del Tulliano e comprendeva una zona termale, dove è stata ricavata l’altra abitazione della proprietà “Casa delle Cisterne” o delle “Terme” e dove ancora si può ammirare il pozzo romano in “opus reticolatum”. Nel corso dei secoli la villa ha subito distruzioni e rifacimenti ma nei primi anni del 1800,  mostrava ancora la sua imponente bellezza con “una molto nobile infilata di androni con archi interni, di costruzione promiscua a bagni, a terme, a palazzi, piuttosto che a sepolcri o templi. La decorazione esterna si compone di piedritti e colonne che sostenevano una trabeazione” (citazione, quest’ultima, proprio dal Guattani).»

Le poche pagine dello scrittore ottocentesco sono tutte dedicate a ragionare se quella del Tullianum fosse o meno una villa del grande oratore e politico romano (con allegato un elenco delle 21 proprietà di campagna di Cicerone) per concludere che no, che c’erano altre famiglie Tullie stanziali in Sabina e che dunque probabilmente il complesso era appartenuto a una di queste famiglie.

Sia come sia sarebbe interessante vedere le rovine più da vicino. Ma si tratta di una proprietà privata. Bisognerà contattare il Comune di Cantalupo per sapere se, tramite loro, sia possibile organizzare una visita.

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I ruderi del Tullianum visti dalla strada, la via, appunto, del Tulliano

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I ruderi da un’altra angolazione

 

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