Ieri, sceso a Pomonte dal Monte Acuziano, arrivato alla strada (via del Castello: ma ‘ndo sta ‘sto castello?) un penetrante odore di caprigno ha assalito le mie narici. Ho guardato intorno e, proprio sotto di me, in un recintone con tanto di tetto, c’erano tre belle capre bianche e un bel capro, anzi, diciamola tutta, un caprone, anche lui bianco (sporco).
Un po’ in disparte c’era un batuffolone bianco addormentato che non sembrava una capra. E infatti era un cucciolotto di maremmano che se la dormiva della grossa sulla terra ricoperta di paglia. A un certo punto mi deve aver sentito e s’è svegliato.
Poi si deve essere reso conto che la sua postura non era dignitosa per un cane che studia da pastore e s’è alzato sulle zampe anteriori e ha persino tentato (con scarso successo) di abbaiare.
A quel punto contento di quello che aveva fatto, e in fondo non gli stavo così antipatico, si è stampato sul muso un bel sorriso.
Quel sorriso dei cani, che forse non è un sorriso, ma che fa comunque sempre tanta tenerezza.