Un presente da scrittore

IMG_8774Arrivarci a 86 anni così… E non parlo solo dell’aspetto. (Ma che bella – sia detto per inciso – questa foto, nell’insieme e in tutti i suoi particolari: l’espressione, la posa, il gilet di tweed, l’orologio, la penna, il cuscino sotto il gomito…)

No, parlo soprattutto del libro di cui quest’immagine è la quarta di copertina. Quell’ Un passato da spia con cui John le Carré torna ai suoi innumerevoli lettori in tutto il mondo a un anno dalla sua autobiografia e lo fa in un modo abbastanza insolito: con un  prequel – ché di questo in fondo si tratta – dell’opera che lo ha reso famoso in tutto il mondo.  La spia che venne dal freddo, uscito più di cinquant’anni fa, vendette un numero incredibile di copie per l’epoca e costituì subito l’altra faccia della Spy Story all’inglese: di là c’era Ian Fleming con le rutilanti (e scarsamente verosimili) avventure di James Bond; di qua c’erano le Carré e il suo Smiley, con una rappresentazione veritiera (disperata e disperante) del mondo delle spie, dove nulla è mai quello che sembra, il doppio se non triplo gioco è all’ordine del giorno e il nemico non è mai uno spietato Dottor No quanto piuttosto un funzionario del servizio segreto avversario (o magari un infiltrato del servizio segreto avversario nelle file del tuo servizio, magari proprio ai vertici…).

Con quest’ultima fatica (ma l’autore ha dichiarato di non voler andare ancora in pensione…) le Carré ricostruisce la vicenda di Alec Leamas e della sua missione quasi suicida in Germania Est dal punto di vista di chi faceva parte dell’equipe che di quella missione lo incaricò, ordendo una trappola anche al proprio agente. Il protagonista di quest’ultima storia, Peter Guillam, nel romanzo del 1963 quasi non compare, se non di striscio e all’inizio. Qui, ormai ultraottantenne, viene richiamato dalla pensione, per aiutare il Servizio a rispondere a una causa civile intentata (o che potrebbe venire intentata) dal figlio di Leamas. Ma forse lo chiamano solo per incastrarlo…

Giocato sempre su più piani – la storia ufficiale, quella vera, quelle possibili –, Un passato da spia non delude le aspettative, se non quelle del ritorno di Smiley (con il quale è stato pubblicizzato). Il personaggio-principe di le Carré, sempre evocato deus ex machina di tutta la vicenda, in prima persona compare solo alla fine, in cinque pagine, con un discorso – bello, per carità, tutto pro-Europa in tempi in cui la Gran Bretagna ha deciso di fare da sola – che però, forse, è la parte più debole del libro. Ma al maestro possiamo perdonare questo e altro.

 

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