Guerra (anche) psicologica

Sto rileggendo il bel libro di Aldo Zorzi “Monte Cauriol 1916” sulle vicende durissime e cruente della prima guerra mondiale sui Lagorai. Le battaglie sul Cauriol, sul Cardinal sulla Busa Alta, sulle montagne della mia infanzia, raccontate da chi lì ha vissuto tutta la vita, gestendo il Rifugio Cauriol, lì nella Valle di Sadole, e percorrendo metro a metro quei sentieri e quei monti. Raccontate sentendo reduci da entrambi i fronti, gli alpini e i Kaiserjäger, i protagonisti di quelle vicende.

Cauriol

Ci furono battaglie durissime, in quel 1916, con condizioni climatiche infernali, migliaia di morti per dei monti che strategicamente non avevano poi così importanza. Ma tutta la prima guerra mondiale è stata un carnaio spesso insensato. Tutto lì sui Lagorai finì poi con la battaglia di Caporetto: la disfatta italiana rese vieppiù inutili gli sforzi, i sacrifici, i morti. Gli alpini dovettero da un giorno all’altro ripiegare e abbandonare le posizioni così duramente conquistate.

Nell’inverno del 1916 in certi momenti il clima era così inclemente che combattere proprio non si poteva. Racconta Zorzi: «Nell’inattività, rotta soltanto dalle cannonate e da qualche raffica improvvisa (anche le detonazioni erano pericolose, capaci di spostare il precario equilibrio della neve) s’inserivano di tanto in tanto delle operazioni di pattuglia. Di notte quattro fegatacci si arrampicarono su di un cocuzzolo, bene in vista, proprio di fronte alle posizioni italiane.

«Ci piantarono un cartello con su la scritta “Rivoluzione a Torino”. Al mattino gli alpini masticarono amaro ma stettero zitti. Immaginavano le risate e i lazzi dei loro dirimpettai. Non poteva mancare la risposta. Ombre sgusciarono fuori dalle trincee, scalarono lo stesso cocuzzolo, sostituirono il cartello con un altro dalle stesse dimensioni. Poi, confondendosi nel buio, ritornarono nelle loro buche.

«Al mattino furono gli austriaci a masticare amaro nel leggere la scritta: “Scarseggiano le patate a Vienna”».

Per anni, dopo la guerra, reduci dell’una e dell’altra parte, alpini e kaiserjäger, si sono incontrati a Sadole, al Rifugio Cauriol, per stringersi la mano. Anche a questo è servito il lavoro di Zorzi e il suo bel libro.

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