La musica del vento

Adesso la mattina quando esco di casa, se c’è un po’ di brezza, sembra di stare nella valle di Nemes, dove decine di mucche di varie razze pascolano al sole dell’estate, tranquille e ignare del proprio destino. Solo che nella nostra valle, per quanto incantata sia, le mucche (poche)non portano campanacci al collo e pascolano silenziose sull’altra costa rispetto a noi.

Il miracolo che si ripete ogni mattina (se c’è un po’ di brezza; se c’è vento sembra che le mucche di cui sopra siano impegnate nel palio di Siena…) è dovuto alla realizzazione di un vecchio sogno. L’altro giorno infatti ho riperticato in quel posto incredibile che si chiama Marino fa mercato  (un enorme capannone nell’area industriale di Monterotondo dove trovi di tutto a prezzi di solito concorrenziali) un oggetto che da sempre ha esercitato su di me un enorme fascino. Quelle che in inglese si chiamano Windchimes (campane a vento) e da noi ho scoperto avere il nome di Scacciapensieri o Scacciaguai. Ne ho preso subito una versione di legno che ho attaccato a un melangolo davanti al mio studio e una uguale ho regalato a Sergio (metti che davvero scacci i guai). Poi, dopo qualche giorno, ne ho preso un altro tipo, di metallo, una specie di Tubular bells, e le ho messe in  piscina, le campane a vento, attaccate a un ramo del melo cerino. E, visto che da allora tira vento, è iniziato il concerto.

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